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Gli ideali del Risorgimento, che contribuirono alla formazione di una coscienza nazionale, sono utili e validi ancora oggi per la formazione di una coscienza europea.
17/10/2005

Gli ideali del Risorgimento, che contribuirono alla formazione di una coscienza nazionale, sono utili e validi ancora oggi per la formazione   di una coscienza europea. All’alba del nuovo millennio, l’Europa Occidentale sta evolvendo verso forme di collaborazione sempre più intense e costruttive tra i suoi Stati membri, per la realizzazione di un assetto economico-politico il più possibile unitario e stabile. Dinanzi a questi eventi di fondamentale importanza diventa naturale un confronto con il periodo risorgimentale, per verificare se alcuni elementi possono essere utili al moderno contesto europeo. Tuttavia, è bene chiarire subito alcune differenze di prospettive. E’ il caso del metodo adottato per la risoluzione delle varie questioni, caratterizzato non più dal ricorso allo scontro militare, ma da forme di relazioni basate sul dialogo e sul confronto civile.
In un contesto europeo moderno, per evitare distorsioni ed effettuare i giusti collegamenti con il passato risorgimentale, occorre precisare che il termine “coscienza” indica una sensibilità e un interesse responsabile nei confronti di problematiche sociali, morali e politiche. A livello teorico, in questa definizione sono compresi due concetti particolari: uno è quello di “ideale”, inteso come il desiderio di seguire modelli animati da alti valori etici, in contrapposizione agli aspetti materiali. Il Risorgimento, a tal proposito, è stato un grande esempio per spirito di sacrificio, senso del dovere, profonda coscienza del proprio ruolo storico, il tutto arricchito da autentici sentimenti di indipendenza e di libertà. Da questi aspetti il nuovo mondo dell’Unione Europea può cogliere una lezione di responsabilità, collegandola a una concezione solidaristica ed associativa tra le diverse classi sociali. L’altro concetto presente nel significato di “coscienza” è quello di “ideologia”, cioè la struttura economica-politica che definisce i rapporti tra i diversi paesi. Qui è possibile operare una ulteriore distinzione tra due grandi movimenti di pensiero sorti durante l’età risorgimentale. Il primo è quello liberale - moderato che, in ambito sociale, presenta l’adesione al liberalismo, ossia la garanzia da parte dello Stato di riconoscere le libertà individuali; invece, in ambito economico, la scelta del liberismo, cioè il pieno riconoscimento di una concorrenza di mercato aperta che limita l’intervento statale. Attraverso questa posizione si propone una concreta forma di unione doganale, di liberalizzazione dei commerci, di potenziamento delle comunicazioni che esclude rotture rivoluzionarie ed iniziative popolari violente. Il tutto è attuabile “dall’alto”, mediante riforme graduali tra i gruppi dirigenti dei singoli Stati. Questa tesi è tuttora considerata portante per la formazione di un’identità europea solida. Nel Risorgimento fu sostenuta da Gioberti, D’Azeglio, Cavour. La seconda posizione di tipo ideologico, invece, rappresentata da Mazzini, puntava sull’iniziativa popolare e perciò definita “democratica”, e ad un rigoroso rispetto delle diversità locali. Da questo quadro generale e dai vari episodi bellici che hanno caratterizzato il Risorgimento, si può definire la coscienza di quel periodo “nazionale”, poiché rispondeva maggiormente al concetto di “ideale”. Era infatti più forte il desiderio di creare una nazione, cioè un territorio abitato da individui legati dalla stessa storia, lingua, costumi, tradizioni, senza più alcuna interferenza straniera e che solo successivamente si formerà dal punto di vista socio-politico.
La coscienza attuale dei paesi membri dell’Unione Europea, invece, è detta appunto “europea”, in quanto è più dedita al concetto di ideologia. A tal proposito rientrano le applicazioni in ambito economico, frutto di una mentalità liberista, che hanno portato alla nascita dell’euro, la moneta unica, e alla progressiva eliminazione delle barriere doganali.
Dunque, ora, acquisite direttive liberali comuni, sviluppando le posizioni già emerse nel Risorgimento, sarebbe utile cogliere con, maggiore efficacia, da quel periodo i sentimenti di unione di popoli e di culture, attraverso una sintesi delle varie caratteristiche tipiche di ogni Paese.
Quest’ulteriore passaggio, quindi, porterebbe alla formazione di una coscienza “nazional - europea”, condizione indispensabile per cullare il sogno della Confederazione degli Stati d’Europa.

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