L’invalidità delle sentenze e il principio di conversione dei motivi di nullità in motivi d’impugnazione

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marco Arcella Contatta »

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La nullità della citazione di Marco Arcella

Il provvedimento del giudice, e particolarmente quello che ponga fine al processo, che solitamente riveste la forma della sentenza, può essere nullo tanto per vizi propri, formali o non formali (si pensi, alla sentenza priva di motivazione o a quella resa da giudice incompetente), quanto per vizi di atti dai quali dipende (cioè per estensione della nullità ai sensi dell’art. 159, 1° comma). In relazione ad entrambe le ipotesi, l’art. 161. 1° co., seppure con riferimenti alle sole sentenze, espone una regola importante “la nullità delle sentenze soggette ad appello o a ricorso per cassazione può essere fatta valere soltanto nei limiti e secondo le regole proprie di questi mezzi di impugnazione”. E’ questo il principio noto come conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione, altrimenti detto di assorbimento dell’invalidità nell’impugnazione. Il significato dell’art. 161, 1° co., è appunto questo: la nullità delle sentenze non è deducibile attraverso rimedi ad hoc, bensì può esser fatta valere, al pari di ogni altro possibile vizio della decisione, attraverso le impugnazioni ordinarie, rispettando il limiti e le regole di queste ultime.In concreto ciò significa, che una volta che siano scaduti i termini per l’impugnazione ordinaria e che, pertanto, la sentenza sia passata in giudicato, nessuna nullità, ancorché assoluta, è più rilevabile; sicché può anche affermarsi che il giudicato opera come la più potente forma di sanatoria delle nullità e che, d’altronde, nell’ambito del processo, anche la nullità viene trattata, in definitiva come mera annullabilità. Secondo l’opinione che appare preferibile, il principio ora considerato ha una portata ancora più vasta e generale di quanto potrebbe desumersi dalla formulazione dell’art. 161, dovendosi esso estendere tanto alle sentenze non soggette né ad appello né a ricorso per cassazione ( che oggi, peraltro, s’identificano con le sole sentenze rese dalla Corte suprema, essendo tutte le altre soggette almeno a ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 11, 7°comma Cost.) , quanto gli altri provvedimenti del giudice: nel senso che anche la nullità dell’ordinanza o del decreto – nei casi in cui tale sia la forma del provvedimento che definisce il processo - può essere dedotta solo attraverso le impugnazioni o comunque i rimedi espressamente accordati dal legislatore; in mancanza dei quali il vizio rimarrebbe irrilevante.