Analisi storica e situazione attuale della presenza del lupo (canis lupus) in Val Susa (provincia di Torino)

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Luca Giunti Contatta »

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In seguito il dibattito sul destino del lupo in Italia si acuì, portando nel 1971 ad un Decreto Ministeriale che sospese la caccia al lupo per due anni e ad un successivo D.M. del 1973 per altri tre. Nel 1976 un nuovo D.M. stabilì la protezione integrale, vietando tra l’altro l’uso dei bocconi avvelenati. Il lupo esce comunque dallo status di “nocivo” soltanto nel 1977, con l’approvazione della L. 968 del 27 dicembre, che trasforma tutta la fauna selvatica da “res nullius” a “res communitatis”, cioé “patrimonio indisponibile dello Stato”, e accorda particolare protezione a tutti i rapaci, a cicogne, gru, fenicotteri e cigni, a foche monache, stambecchi e camosci d’Abruzzo, e a orsi e lupi (art. 2). La legge 157 del 1992 conferma la collocazione del lupo tra le specie particolarmente protette (art. 2), e nel 1997, recependo la “Direttiva Habitat”, il D.P.R. 357 dell’8 settembre inserisce il lupo nell’allegato D (specie di interesse comunitario). E’ opportuno ricordare anche il quadro legislativo internazionale. Il lupo, insieme ad altre specie, è sottoposto a particolare tutela dalla Convenzione di Berna (19 settembre 1979, ratificata dall’Italia nel 1981 con L. 503), il cui Comitato Permanente nel 1999 ha ufficialmente adottato il “Piano di Conservazione del Lupo in Europa” redatto da Luigi Boitani nel 2000; dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE, ratificata dall’Italia nel 1997 con D.P.R. 357); dalla Convenzione di Washington (c.d. CITES, 1973, recepita dal nostro paese nel 1975 con L. 874, e poi con L. 150 nel 1992. Regolamento della CEE n. 338/97); dal “Manifesto per la conservazione del lupo” della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali - IUCN (prima stesura nel 1973, ultimo aggiornamento a febbraio 2000). ANALISI STORICA DELLA PRESENZA DEL LUPO IN VAL SUSA La presenza storica del lupo, unitamente a quella di altri predatori come lince e orso (ma anche gipeto) che ne hanno condiviso il destino, può essere ricostruita attraverso gli editti e le convocazioni delle battute di caccia, le ordinanze che istituivano premi in denaro per le uccisioni e i susseguenti verbali di riscossione delle taglie. Questi documenti sono conservati nelle biblioteche nazionali e civiche, e nell’Archivio di Stato di Torino. Altre fonti sono i registri parrocchiali, le corrispondenze postali e i documenti di archivio. Per delineare la dinamica della presenza del lupo in Val Susa ci si è avvalsi della ricerca compiuta dallo storico Ettore Patria nel 1991, pubblicata sul settimanale locale La Valsusa, integrata con quella di Roberto Brunetti del 1984 e di Giorgio Jannon del 1998. Per quanto riguarda il ritorno dei lupi in Val Susa sono stati utilizzati i risultati dei progetti di monitoraggio in Piemonte e dei danni ai domestici, le relazioni di Andrea Gazzola per il Parco di Salbertrand, i risultati del Progetto “Human Dimension” di Federica Galvagno e Simone Ricci, i numeri speciali dedicati all’argomento dalla rivista della Regione “Piemonte Parchi”, alcune pubblicazioni locali e articoli tratti dai giornali valsusini.