Il crollo dell'impero neo-assiro

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alberto Mangiantini Contatta »

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4 dell’ormai vecchio re. Approfittando della situazione, la Babilonia recupera la propria indipendenza, mentre il nucleo centrale del regno, seppur indebolito, pare abbia retto, riuscendo persino ad uscire quasi indenne dai sommovimenti politici del XII secolo che porteranno, per esempio, al crollo dell’impero hittita. Dopo un periodo di circa cento anni di stallo, l’espansione assira riprende abbastanza improvvisamente sotto il lungo regno di Tiglatpileser I (1114-1076): ripreso il controllo della Mesopotamia settentrionale, eroso dalle continue infiltrazioni aramee, questo energico sovrano intraprese un ambizioso programma di espansione territoriale. Se le spedizioni sul fronte montano, fondamentali per la sopravvivenza dell’Assiria ma inutili dal punto di vista celebrativo, si limitarono alla riconquista di alcuni territori di confine a scapito dei Frigi ed all’imposizione di un tributo al nascente stato di Nairi (precursore del futuro Urartu), maggiore impegno fu prodigato nel tentativo di raggiungere il Mediterraneo. Con un misto d’imprese militari ed accordi commerciali, Tiglatpileser I ottenne l’agognato sbocco sul mare con la conquista di Arwad, dove ottenne il tributo (o più probabilmente strinse accordi commerciali 4 ) dalle principali città fenicie e dalla città neo-hittita di Karkemish. In Babilonia, il sovrano proseguì sulla falsa riga dei predecessori, guidando una spedizione che portò alla conquista di Babilonia stessa, per poi rientrare in patria senza sfruttare politicamente il successo ottenuto. Alla morte di Tiglatpileser I l’Assiria ripiombò in un buio documentario ed è probabile che tutto ciò coincida con un robusto ridimensionamento della politica estera assira, tanto che gli storici considerano questo periodo come la fine del periodo Medio- assiro. 4 M. Liverani, Vicino Oriente. Storia società economia, op. cit., pag. 762