Le emozioni. Il nostro linguaggio nascosto

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Silvia Ciancarella Contatta »

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Il rapporto delle emozioni con il linguaggio, la memoria, razionalità ed irrazionalità. Infine una breve introduzione all'intelligenza artificiale.

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3 1. LA COMUNICAZIONE È impossibile non comunicare. È questo il primo principio da tenere in considerazione quando vogliamo parlare di comunicazione. Questo assioma, tanto elementare quanto profondo, sta ad asserire che tutti noi comunichiamo per il semplice fatto di esistere. Anche se decidessimo volontariamente di non avere alcuno scambio di informazioni con il mondo che ci sta intorno, infatti, comunicheremmo la nostra volontà di non comunicare. In questo senso, si può dire che comunicare significhi trasmettere informazione; ma cosa succede se nessuno riceve questa informazione? Senza entrare nella specifica distinzione tra comunicazione e significazione 1 , possiamo dire che la comunicazione richiede che qualcuno trasmetta qualcosa a qualcun altro. Il “qualcuno” che trasmette è l’emittente, il “qualcun altro” che riceve è il destinatario e il “qualcosa” trasmesso è il messaggio. Questi tre elementi di base si legano, dunque, secondo lo schema: Emittente → Messaggio → Destinatario 2 In realtà l’emittente produce un tentativo di comunicazione e solo se c’è ricezione possiamo dire che ci sia una comunicazione reale. Evidentemente non è soltanto il testo (il messaggio in sé) a veicolare significato, ma anche (e direi, soprattutto) il contesto. Proprio in base a questa considerazione possiamo individuare tre livelli di comunicazione: ξ verbale, ciò che diciamo con le parole; ξ non verbale, ciò che diciamo con i gesti; ξ paraverbale,ciò che sta intorno a quello che diciamo. Per capire l’importanza del secondo e terzo livello, possiamo osservare come alcune ricerche hanno evidenziato la percentuale che ognuno dei tre aspetti riveste in un qualsiasi dialogo: il 7% di quello che comunichiamo è fatto di parole, il 38% riguarda l’intonazione e il ritmo della voce e il 55% sta nell’atteggiamento, nel modo di muoversi e in tutto quello che chiamiamo “linguaggio del corpo”. 1 Vedi Volli (2000) pagg. 8 e sgg. 2 Volli (2000)