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Tesi di Laurea
L'isola e il suo doppio. Alcuni esempi di cartografie letterarie: Stevenson, More, Swift, Verne.
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Tesi di Vincenza Orabona
La tesi si compone di 126 pagine
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Anno: Università: Relatore:
2003-04 Università degli Studi di Palermo Michele Cometa
Area: Facoltà: Corso:
Scienze della Formazione Scienze della Comunicazione
Abstract:
L’artista è sempre un cartografo della propria opera, poiché la costruisce su una rete di relazioni e di luoghi notevoli. Per lo più la mappa dell’opera è nascosta, sta sotto la sua superficie lavorata, ma quando viene alla luce mostra inevitabilmente la soggettività della mano che l’ha prodotta: un “io qui ed ora” che la fonda e la rende esteticamente intelligibile. Ogni libro contiene dunque il proprio atlante, sicché è possibile trascrivere in forma di mappa i luoghi in cui si svolge la storia, ma anche rappresentare geograficamente i movimenti della stessa scrittura con le sue digressioni, le soste, le avventure. Ogni mappa tracciata sulla carta costituisce un affresco simbolico e trasfigurato degli spazi geografici, è un’esibizione esemplare di messaggi e segni da interpretare e decodificare.
Una mappa inventata produce anziché riprodurre, e la sua geografia immateriale è esatta per definizione.
Dapprima ho proceduto all’analisi della mappa de L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, la cui peculiarità consiste nell’essere la fonte generatrice del romanzo, creata dallo stesso scrittore prima della stesura del testo. In questo caso ho evidenziato l’importanza, oltre che della forma dell’isola, anche della rete di relazioni che il giovane protagonista instaura sul territorio ed i luoghi notevoli in cui si svolge l’azione.
Le successive mappe sono state indagate da un punto di vista strettamente antropologico, mettendo in luce le analogie tra isola e corpo umano. Per questo ho preso in considerazione la mappa dell’isola di Utopia, di Thomas More, la quale si distingue per la connessione con organi attraversati da vasi sanguigni, come l’utero ed il cervello.
Oltre a prendere in considerazione questa carta famosa, ne ho analizzate anche delle altre che presentano il corpo nella sua interezza. Per questo ho fatto riferimento alla “cartografia” della regina Elizabeth I, che insieme alla carta di Utopia, rappresenta un microcosmo antropomorfico ed antropologico.
Infine, allo scopo di analizzare l’isola in rapporto alla macchinicità, ho analizzato due tipologie di isole intese come microcosmi tecnologici: L’isola a elica di Jules Verne e Laputa, l’isola volante di Jhonatan Swift. In questo caso ho messo in evidenza la capacità del primo di applicare le innovazioni tecnologiche a lui contemporanee all’isola-imbarcazione, mentre Swift, dotato della preveggenza del predestinato, ha dato forma ad un’isola volante cinquantasette anni prima che fosse inventata la mongolfiera.
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» Elisa Zuccoli


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