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| Durante il XX sec. i canali di comunicazione rapida acquistano valore inestimabile per i fascismi. I dittatori europei sfruttano i fenomeni sociali come spinte vitalistiche per accrescere l’impatto dei mass-media.
Ogni stato totalitario organizza lo spazio fisico e comunicativo servendosi di stampa, radio, televisione e cinema.
In Germania Goebbels sceglie il mezzo cinematografico, oltre agli altri canali di comunicazione rapida, come sistema coercitivo subordinato a politica ed economia.
Il Ministro del PROMI intuisce la possibilità di usare il cinema come veicolo di propaganda e mezzo di persuasione, in concordanza con le teorie di uno dei padri fondatori della teoria per la suggestione delle masse: l’americano Bernays.
Meno noto, o meglio completamente sconosciuto ai più, l’impiego del cinema d’animazione come mezzo di persuasione.
Eppure il cartone animato viene massicciamente impiegato a scopo propagandistico fin dalla Prima guerra mondiale e trova largo impiego nella Germania del III Reich.
Il cinema d’animazione riveste un ruolo non trascurabile, per la sua capacità di coniugare la concretezza del messaggio politico con l’innovazione estetico/linguistica.
Il presente lavoro verte sul cartone animato come attualizzazione, integrazione e soluzione del contrasto generato dalla convivenza, nella storia culturale della Germania nazionalsocialista, di istanza opposte: assistiamo, infatti, all’intrecciarsi simultaneo del patrimonio culturale autoctono (sottoforma di fiabe, che costituiscono l’intelaiatura mitologica moderna) con l’irruzione violenta nella modernità.
L’intento è di chiarire il ruolo del cartone animato nella costruzione del regime e della gerarchia del Nazionalsocialismo, e di ricostruire un corpus frammentario e poco conosciuto.
I film analizzati sono sintomatici di un preciso momento evolutivo dei modelli ideologici e culturali che il Terzo Reich intendeva trasmettere: se pure hanno un’attenzione privilegiata per un pubblico infantile e semi-adolescenziale, non arrivano mai a livelli di trasmissione elementari, anzi.
Le opere presentate sono pregne di connotazioni politiche, in costante rapporto dialettico con il piano amministrativo nazista e niente affatto escluse dai procedimenti linguistici utilizzati nei “film dal vero” per adulti.
Punto finale delle analisi è riservato all’identificazione dei procedimenti retorici, in larga parte esemplati sul modello disneyano, che portarono all’elaborazione di un vero e proprio piano produttivo dei cartoni animati filo-nazisti, all’insegna di un totale consenso al sistema governativo.
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