La curva di Phillips e la disoccupazione di lungo periodo

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Manageriali

Autore: Sandro Pierdomenico Contatta »

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Il presente lavoro ha come obiettivo quello di fornire un’illustrazione delle principali determinanti di lungo periodo dell’inflazione e della disoccupazione, unitamente all’analisi dell’interazione ciclica tra le due variabili. L’esistenza di una relazione tra prodotto reale, occupazione, costi ed inflazione, è stata prepotentemente portata alla ribalta dal dibattito economico nella seconda metà del XX secolo dalla pubblicazione di un discusso studio di A. Phillips. Per quanto riguarda la disoccupazione, bisogna tener presente come negli ultimi decenni molte economie europee abbiano sofferto di persistenti alti tassi di disoccupazione, generalmente considerati come il risultato combinato di shock macroeconomici e rigidità istituzionali; è stata inoltre riscontrata una forte dipendenza del tasso di disoccupazione dalla sua storia passata, per cui è ragionevole allargare il concetto di disoccupazione strutturale per includere anche la disoccupazione persistente.
Il lavoro è organizzato come segue. Il primo capitolo, si occupa di spiegare le principali caratteristiche dell’offerta e della domanda aggregata; dopo una breve introduzione, viene specificato il significato di tale relazione, ne vengono estrinsecate le principali caratteristiche, l’inclinazione, ed una rappresentazione grafica della curva ad essa riferita. Poi ci si focalizza sull’altra relazione che caratterizza l’equilibrio macroeconomico, ossia la domanda aggregata. Il capitolo continua con l’analisi degli effetti riguardanti ciascuno dei due equilibri che, insieme, determinano il livello di equilibrio generale della produzione e dei prezzi. Vengono infine presentati gli effetti rispettivamente di breve e di lungo periodo di una politica monetaria espansiva e di una riduzione del disavanzo di bilancio.
Il secondo capitolo offre, invece, la descrizione di un modello classico del mercato del lavoro. Vengono qui analizzati i flussi che portano le stesse persone a passare da occupate, a disoccupate o ad essere fuori dalla forza lavoro. Il terzo paragrafo si occupa dei salari e delle sue determinanti, quali, il livello atteso dei prezzi, il tasso di disoccupazione e tutte le altre variabili che comunque la influenzano.
Il terzo capitolo contiene un’ampia analisi dei fatti e delle interpretazioni dell’elevata disoccupazione europea. In particolare, si prende in considerazione il ruolo svolto congiuntamente da fattori istituzionali (presenza di sindacati e di elevata tutela legislativa dell’occupazione) e da shock quali l’incremento dei prezzi petroliferi negli anni ‘70 e l’innalzamento dei tassi d’interesse reali nel decennio successivo. Il capitolo, intitolato “l’anatomia dell’inflazione e della disoccupazione”, nel secondo paragrafo, spiega quali siano i disoccupati e come essi entrino a far parte del cosiddetto “bacino della disoccupazione”. Il terzo ed il quarto paragrafo, invece presentano rispettivamente i principali fattori che determinano il tasso naturale di disoccupazione e i costi della disoccupazione. Successivamente viene esposto l’andamento della disoccupazione in Italia e più in generale in Europa. Nel sesto e settimo paragrafo si richiamano i principali shock che hanno contribuito ad aumentare la disoccupazione negli anni ‘70 ed i fattori che hanno generato un fenomeno di isteresi, mantenendo alto il tasso di disoccupazione. Infine si analizzano i dati relativi all’inflazione e al divario tra PIL effettivo il PIL di pieno impiego per quattro Paesi differenti: Italia, Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna.
Nel quarto ed ultimo capitolo viene presentata la relazione proposta da Phillips, il quale sosteneva l’esistenza di un trade-off di breve periodo tra disoccupazione ed inflazione; tale relazione subì pesanti critiche e per questo fu modificata ed in seguito adattata alle aspettative d’inflazione; proprio queste sono oggetto di analisi del terzo paragrafo, al quale fa seguito una spiegazione del fenomeno disinflattivo, della cosiddetta Stagflazione (fase in cui un elevato livello di disoccupazione è accompagnato da un alto tasso di inflazione) e del NAIRU (tasso di disoccupazione non inflazionistico). Il capitolo si conclude con la rivisitazione della relazione tra inflazione e disoccupazione che ha caratterizzato il nostro Paese dal dopoguerra ad oggi.

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4 PREMESSA Il presente lavoro ha come obiettivo quello di fornire un’illustrazione delle principali determinanti di lungo periodo dell’inflazione e della disoccupazione, unitamente all’analisi dell’interazione ciclica tra le due variabili. L’esistenza di una relazione tra prodotto reale, occupazione, costi ed inflazione, è stata prepotentemente portata alla ribalta dal dibattito economico nella seconda metà del XX secolo dalla pubblicazione di un discusso studio di A. Phillips che proponeva – sulla base di evidenze empiriche relative al Regno Unito – una stabile e definita relazione tra crescita dei salari nominali e livello (tasso) di disoccupazione, denominata curva di Phillips (questa fu oggetto di diverse critiche, che ne destabilizzarono le fondamenta). Per quanto riguarda la disoccupazione, bisogna tener presente come negli ultimi decenni molte economie europee abbiano sofferto di persistenti alti tassi di disoccupazione, generalmente considerati come il risultato combinato di shock macroeconomici e rigidità istituzionali; è stata inoltre riscontrata una forte dipendenza del tasso di disoccupazione dalla sua storia passata, per cui è ragionevole allargare il concetto di disoccupazione strutturale per includere anche la disoccupazione persistente. Il lavoro è organizzato come segue. Il primo capitolo, si occupa di spiegare le principali caratteristiche dell’offerta e della domanda aggregata; dopo una breve introduzione, nel secondo paragrafo (quello relativo all’offerta aggregata), viene specificato il significato di tale relazione, ne vengono estrinsecate le principali caratteristiche, l’inclinazione, ed una rappresentazione grafica della curva ad essa riferita. Il terzo paragrafo è invece focalizzato sull’altra relazione che caratterizza l’equilibrio macroeconomico, ossia la domanda aggregata (anche per questa viene fornita una rappresentazione grafica della curva relativa). Il capitolo continua con l’analisi degli effetti riguardanti ciascuno dei due equilibri che, insieme, determinano il livello di equilibrio generale della produzione e dei prezzi. Vengono infine presentati gli effetti rispettivamente di breve e di lungo periodo di una politica monetaria espansiva e di una riduzione del disavanzo di bilancio. Il secondo capitolo offre, invece, la descrizione di un modello classico del mercato del lavoro. Vengono qui analizzati i flussi che portano le stesse persone a passare da occupate, a disoccupate o ad essere fuori dalla forza lavoro. Si passa dalla determinazione della domanda e