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Hölderlin e il canto del destino. Rappresentazione del sogno di un incontro nel viaggio verso l’essere

Premettendo che il mio elaborato non ha la pretesa di comunicare tutto ciò che c’è da dire su Hölderlin, né di essere assolutamente oggettiva in quanto è imprescindibile dalla soggettività scaturita dal mio personale incontro col poeta, ho voluto evidenziare un percorso possibile che, come un piccolo fotomontaggio, riuscisse ad intrecciare, sviluppandoli, quelli che furono il periodo e l’ambiente storico in cui egli visse, le “situazioni”più emblematiche della sua vita e le sue opere, tutti legati a un filo rosso che li unisce.
Ripensando alle possibili vie che avrei potuto percorrere per far rivivere l’esperienza del “più venturo” dei poeti, mi è sembrato che il mezzo più adatto fosse quello della rappresentazione teatrale. La mia scelta è ricaduta su questa particolare forma di espressione proprio per il forte impatto emotivo che può suscitare, in quanto è in grado di fornire un’immagine più concreta e immediata dell’esperienza a partire dal momento in cui si apre il sipario, entrano in scena gli attori e la trama comincia a dispiegarsi e a fluire coinvolgendo lo spettatore che ha la possibilità di identificarsi con ciò che scorre di fronte a lui. Certo, pur sempre di finzione si tratta, ma è un particolare tipo di finzione che evoca immagini e porta ad un sentire più reale e vivido. Così, la mia rappresentazione su Holderlin è in un certo senso finzione perché non può mai sostituire quella che è stata la sua esperienza nell’immediato dispiegarsi, ma assume la particolare direzione del mio sentire nell’incontro con lui; un incontro trasformatosi in sogno. Una rappresentazione teatrale, dunque, che si dispiega come in una dimensione di sogno. Seguendo Holderlin, “l’uomo è un dio quando sogna, un mendicante, però, quando riflette”. E forse è vero che nel sogno si può cogliere meglio ciò che avviene nella cosiddetta realtà, quando crediamo di non sognare.

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PRESENTAZIONE “L’inesprimibile – ciò che a me appare misterioso e non riesco ad esprimere – forse procura lo sfondo sul quale ciò che ho potuto esprimere acquista significato” Wittgenstein Il mio incontro con Hölderlin è stato sconvolgente e tanto più mi ha sconvolto quanto più sono riuscita a sentirlo. Ma all’inizio non capivo. ~ II ~  Ricordo ancora come se fosse ieri l’impressione che suscitò in me quel volume di poesie la prima volta che posai lo sguardo su di lui. Aveva impresso in copertina il ritratto di quel grande poeta, un’immagine che catturò subito la mia attenzione e che da allora è rimasta nella mia mente perché aveva un non so ché di inquietante, enigmatico, perturbante. Figurava come un bell’uomo, posato, sulla trentina d’anni, con il vestito accurato e lindo e la forma regolare del viso. Ma fu altro che catturò la mia attenzione. I lineamenti dolci che gli accarezzavano il volto e la pelle liscia e luminosa mi ricordavano quasi quella bellezza mai più eguagliata delle sculture greche. Era un volto da cui traspariva purezza. Quella figura che mi stava lì davanti, immobile come una statua di marmo, comunicava un qualcosa di superiore in tutta la sua presenza. Ma la sua espressione aveva anche un so ché di malinconico; e poi gli occhi, quegli occhi sembravano parlare. Non erano rivolti a qualcosa di particolare e, seppur fossero in direzione del pittore che lo ritraeva, sembravano trapassarlo. Non era neppure un sguardo perso nel vuoto perché quegli occhi guardavano, eccome se guardavano. Andavano oltre però; si lanciavano verso qualcosa che io proprio non riuscivo a cogliere.

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Informazioni tesi

  Autore: Simona De Lorenzis
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Giovanni Stanghellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

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Parole chiave

holderlin
incontro
manierismo
matte blanco
poesia
rappresentazione teatrale
schizofrenia
sogno

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