Oltre il giudizio sull'alunno - Esperienze di valutazione in una quinta elementare

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Serena Brizi Contatta »

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Valutazione: termine in questo contesto riferito all’ambito scolastico e carico di significati, funzioni ed evocazioni. Quelle più frequenti nella mente di molti adulti, ma anche di ragazzi e bambini, consistono nel segno di una matita rossa e blu che ha marcato le pagine dei loro quaderni lasciando traccia indelebile anche nei loro comportamenti e punti di vista. Frequenti, infatti, sono i commenti legati ai segni della matita rossa e blu, ai quali molte persone di età diversa attribuiscono le cause del loro insuccesso scolastico: “Non sei proprio portato per la scuola”, “Sei poco intelligente”, “Sei e resterai un somaro!”. Sono commenti spesso riconducibili all’ideologia delle doti naturali, che comporta una funzione selettiva e classificatoria della valutazione. In tale ottica la scuola viene meno a uno dei suoi primari compiti, quello cioè di garantire a tutti il raggiungimento degli obiettivi di base irrinunciabili per la formazione del cittadino, e finisce per assumere una funzione di riproduzione delle differenze sociali testimoniata dal fenomeno dell’abbandono scolastico precoce, molto diffuso nella prima metà del secolo scorso.
Negli ultimi decenni gli studi docimologici hanno ampliato le funzioni della valutazione scolastica non solo sottolineando l’importanza della qualità del sistema di istruzione, ma anche evidenziando la funzione formativa della valutazione e dunque la funzione di miglioramento sia del singolo sia del sistema.
La valutazione non rappresenta più il momento finale di un itinerario formativo, avente l’unica finalità di giudicare gli studenti. Per tradizione il giudizio era espresso con un linguaggio intriso di riferimenti alla personalità dell’alunno e fortemente influenzato dalla soggettività del valutatore.
Il nuovo approccio alla valutazione supportato dalla docimologia ne sottolinea la trasversalità in quanto oggetto di innovazione non sono solo le pratiche valutative ma l’intero processo di insegnamento /apprendimento. L’alunno ne è al centro, non più considerato come destinatario della conoscenza il cui emittente era solo l’insegnante, ma come diretto costruttore e produttore di sapere.
La valutazione diventa quindi uno strumento prezioso per ogni allievo in quanto fornisce indicazioni riguardo ai punti forti e ai punti deboli del proprio apprendimento, evidenzia i progressi compiuti e i traguardi ancora da raggiungere ponendo forte accento sugli aspetti cognitivi e metacognitivi.
L’oggetto della valutazione non è costituito solo dai prodotti ma soprattutto dai processi dell’apprendimento del quale ne è diretto responsabile anche l’insegnante, chiamato spesso a rivedere ed eventualmente a mettere in discussione, le pratiche d’insegnamento e le proprie convinzioni sulla valutazione e sull’apprendimento.
Sono questi i presupposti teorici alla base di questo lavoro di tesi empirica. L’ipotesi da me utilizzata è che la valutazione può essere realmente strumento per l’apprendimento in grado di rivoluzionare l’intera impostazione tradizionale della didattica e un ruolo decisivo e fondamentale viene “giocato” dall’insegnante.
Ho realizzato la ricerca all’interno di una quinta elementare con 22 bambini di una scuola di San Marino. All’interno di tale contesto ho raccolto informazioni sul tipo di cultura della valutazione e ho proposto, per un periodo di quattro mesi e per circa mezza giornata ogni settimana, attività di valutazione che hanno inteso stimolare una riflessione sulle loro convinzioni valutative e un maggiore sostegno all’apprendimento per ciascun alunno.
Il progetto di ricerca ha rilevato all’interno del contesto scolastico in cui è stato svolto una presenza forte e stabile della cultura tradizionale della valutazione, testimoniata dall’osservazione dei comportamenti e dall’ascolto dei punti di vista di insegnanti e bambini, spesso derivanti da stereotipi e convinzioni molto radicati.
Le esperienze proposte ai bambini e agli insegnanti, mediante attività pratiche (scritte e orali) hanno attivato in loro una profonda riflessione riguardo al ruolo e alla funzione di strumento e di regolazione che la valutazione riveste nei confronti dell’apprendimento. Quest’ultimo diviene così per gli alunni un’esperienza piacevole motivata non più dal conseguimento di valutazioni positive, ma dal desiderio profondo di conoscere e sapere.
Gli interventi da me realizzati sono riusciti a promuovere inoltre un clima positivo con gli insegnanti; essi hanno ammesso le loro difficoltà ad aprirsi a un confronto su questa tematica così ricca di implicazioni anche personali; una tematica che produce spesso difficoltà nel rapporto tra insegnanti, genitori e alunni.
Questo lavoro vuole affermare, attraverso una sperimentazione in una scuola elementare, la profonda esigenza del superamento della cultura tradizionale della valutazione; vuole altresì evidenziare un percorso di cambiamento personale e di crescita professionale, resi possibile dal mio percorso di formazione universitaria.

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INTRODUZIONE La valutazione costituisce una tematica da sempre al centro di dibattito nell’ambito scolastico per il fondamentale ruolo e le funzioni che essa assume nei confronti della didattica. L’argomento è tanto importante quanto sfuggente perchè è così distribuito e trasversale in ogni atto e momento di crescita personale da diventare scontato e molte volte, purtroppo, ignorato. In un recente passato la valutazione fungeva da strumento di riproduzione culturale: premiava coloro che si adeguavano alla proposta scolastica e puniva coloro che non ne rispondevano alle richieste. Questa logica ha contribuito all’affermarsi dell’ “ideologia dei doni” che attribuisce il successo scolastico ai possessori di doti naturali, non attribuibili a ciascuno. Le due principali funzioni che la valutazione veniva così ad assumere fino a quel momento erano classificatoria e selettiva. In questo modo, chi proveniva da un ambiente culturale o famigliare svantaggiato continuava a venire discriminato dalla scuola in quanto essa non ne compensava le carenze ma le consolidava. Conseguenza diretta di tale aspetto è costituita dal fenomeno dell’abbandono scolastico precoce. Tale idea di valutazione coincide con un modello di insegnamento e apprendimento di tipo trasmissivo e frontale che considera il sapere come un nucleo da trasferire nella mente degli alunni. La valutazione scolastica si identifica fondamentalmente con la valutazione dell’alunno: il linguaggio presente nelle valutazioni degli insegnanti è intriso di riferimenti alla personalità e ad aspetti dell’alunno non inerenti alla prestazione che deve effettivamente essere valutata. Tale impostazione tradizionale della valutazione è stata ampiamente criticata da vari punti di vista. Già in Francia intorno agli anni Venti del secolo scorso H. Pièron ha dedicato numerose ricerche a questo settore dando inizio alla scienza che successivamente prenderà il nome di docimologia. Le ricerche da lui effettuate hanno evidenziato una critica estremamente severa alle tradizionali procedure valutative. Dato frequente nelle ricerche è risultato l’influenza della soggettività nella valutazione e le conseguenti discordanze fra i vari valutatori di una stessa prova. La