Le responsabilità deontologiche e giuridiche dell’infermiere - L’evoluzione da professione sanitaria ''ausiliaria'' a professione sanitaria ''autonoma''

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Roberto Sabbatini Contatta »

Composta da 186 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 15962 click dal 14/05/2009.

 

Consultata integralmente 28 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Il sistema tradizionale di abilitazione all’esercizio professionale era stabilito dal cosiddetto mansionario, che era recepito dal D.P.R. 14 marzo 1974, n. 225. Più esattamente il mansionario conteneva un insieme di funzioni e mansioni di carattere rigido ed esaustivo.
Ne consegue che tutto ciò che non era specificamente compreso era da considerarsi di competenza medica. Vi erano anche altri riferimenti normativi che regolavano le mansioni degli infermieri professionali – le fonti extramansionariali, di cui oggi ne residuano solo alcune – ma è indubbio che il mansionario ne costituiva il corpus principale. Il profilo professionale recepito con il D.M. 14 settembre 1994, n. 739, pur avendo innovato i criteri per l’esercizio professionale, indicando una cornice ampia, di competenza infermieristica, conservava un rapporto di convivenza non facile con il mansionario.
Le innovazioni apportate con la legge 26 febbraio 1999, n. 42, recante disposizioni in materia di professioni sanitarie sono rilevanti ed epocali. Per la prima volta si delinea un esercizio professionale senza mansionario.
La legge 10 agosto 2000, n. 251 “disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica” ha determinato una novità rilevante nel panorama dell’organizzazione infermieristica e sanitaria italiana.
La dirigenza infermieristica è stata approvata con la legge 251/2000, la quale però contiene due sostanziali tipologie di norme: una legata all’esercizio e all’autonomia professionale, l’altra alla istituzione e all’implementazione della dirigenza.
La responsabilità professionale viene tradizionalmente suddivisa in tre ambiti:
a) responsabilità penale;
b) responsabilità civile;
c) responsabilità disciplinare
oltre naturalmente a quella deontologica propia del codice deontologico dell'infermiere.
Nella presente tesi verranno approfondite nel dettaglio tutte le competenze e le responsabilita che derivano dall'innovazione normativa.

Mostra/Nascondi contenuto.
5 CENNI STORICI Tradizionalmente in Italia - e non solo - pur potendo parlare di professioni sanitarie al plurale – il riferimento era, quanto meno durante tutto il secolo XIX, alla professione medica. In realtà va osservato che all’epoca grande importanza rivestivano anche i farmacisti (speziali) e le ostetriche (levatrici); entrambe queste professioni, però nel corso del secolo successivo, subirono una involuzione professionale. Da un punto di vista giuridico sono condizioni indispensabili per una professione l’obbligatorietà di iscrizione in albi o elenchi e la potestà disciplinare di cui si fa carico la professione stessa, secondo quanto disposto dall’art. 2229 del codice civile. Tutte queste condizioni esistono per la professione infermieristica. Le professioni sanitarie sono state tradizionalmente suddivise nel nostro ordinamento (art. 99 del R.d. 27 luglio 1934, n. 1265 denominato “Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie”) in: a) professioni sanitarie, cosiddette principali, rappresentate dal medico-chirurgo, dal veterinario, dal farmacista e, dal 1985, dall’odontoiatra; b) professioni sanitarie, cosiddette ausiliarie, rappresentate dalla levatrice (oggi ostetrica/o), dall’assistente sanitaria visitatrice (oggi assistente sanitario) e dall’infermiera diplomata (oggi infermiere) e, fino al febbraio 1999, da tutte le professioni che avevano avuto la pubblicazione di un profilo professionale; c) arti ausiliarie delle professioni sanitarie, rappresentate dall’odontotecnico, dall’infermiere generico e dal massofisioterapista. Sul punto sono intervenute due leggi di profonda riforma delle professioni e dell’esercizio professionale: 1) la legge 26 febbraio 1999, n. 42 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie” che all’art. 1, comma 1 abolisce la suddivisione proveniente dal Testo unico (TU) delle leggi sanitarie del 1934 e, ferma rimanendo la categoria delle arti ausiliarie