Il principio del contraddittorio e le letture dibattimentali

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Arturo Noviello Contatta »

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La legge costituzione n. 2 del 1999 al quarto comma dell'art. 111 consacra il principio del contraddittorio nella formazione della prova. Il mio lavoro analizza, pertanto, le ragioni che hanno indotto il legislatore ad intervenire per riaffermare con maggiore portata ciò che in realtà era già nello spirito del Codice Vassalli del 1988. Si vedrà che la necessità di una riforma, per di più costituzionale, trova la sua ragion d'essere in una vera e propria invasione di campo della Corte costituzionale che, con una trilogia di sentenza datate 1992, fa sì che il principio del contraddittorio non assumesse più il valore di metodo prediletto per la formazione della prova, a favore di un non consacrato principio di non dispersione della prova. Di fatto, il materiale probatorio raccolto in una fase antecedente al dibattimento veniva ritenuto utilizzabile ai fini della decisione. La riforma muove pertanto dalla necessità di riaffermare un valore fondamentale del nuovo sistema accusatorio, ovvero il dibattimento quale luogo cardine per la ricerca della verità processuale nel rispetto del diritto di difesa delle parti processuali: è solo attraverso il contrapposto intervento delle parti che il giudice può maturare il libero convincimento ai fini della sua decisione.
In questo contesto l'istituto delle letture dibattimentali, solo apparentemente in contrasto con lo spirito accusatorio del nuovo codice, trova il suo fondamento nelle eccezioni al principio in questione consacrate al quinto comma dell' art. 111 della Costituzione. Il legislatore, nel caso specifico delle letture, parte dal saggio presupposto che il tempi processuali non possono seguire quelli che sono i tempi della vita quotidiana; pertanto, al verificarsi di tassative e determinate condizioni si può procedere al recupero di materiale formato al di fuori dell'agone processuale e rendere questo utilizzabile ai fini della decisione.

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13. Dal nuovo modello processuale al giusto processo. Si vedrà, nel prossimo capitolo, che i numerosi interventi giurisprudenziali degli anni immediatamente successivi, di fatto disgregavano quello che era l'impianto accusatorio costituito attraverso il nuovo sistema processuale. E' questa la ragione che impone al legislatore costituzionale di intervenire, modificando l'art. 111 Cost. Le riforme in ordine di tempo da ultimo attuate hanno riguardato l’introduzione di taluni principi volti a spostare ulteriormente l’indirizzo del processo penale italiano verso il profilo accusatorio con la delineazione del “giusto processo”. I principi scritti nel nuovo art. 111 della Costituzione (legge costituzionale n. 2 del 1999) sanciscono non solo la necessità di una piena esplicazione del contraddittorio e quindi della difesa effettiva, ma anche la necessità di pervenire ad una decisione in tempi ragionevoli, rendendo in tal modo espliciti e più vincolanti i principi già implicitamente contenuti negli articoli 24 comma 2 e 27 comma 2 della Costituzione e traducendo in canoni oggettivi di legittimità del processo quei diritti che fino ad ora erano concepiti come garanzia individuale. Il nuovo testo dell’art. 111 della Costituzione (che enunciava: "tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati; contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso il ricorso in Cassazione per violazione della legge…") sancisce ora la parità fra accusa e difesa, il contraddittorio di fronte al giudice terzo ed imparziale, nonché la ragionevole durata del processo. Il contraddittorio rappresenta il cuore della riforma: la parità delle parti nel processo passa tramite il contraddittorio ad un giudice terzo ed imparziale, ossia in una posizione d’indifferenza ed equidistanza rispetto alle parti. La nuova disposizione assicura che il soggetto indagato sia informato, in maniera riservata e nel minor tempo possibile, delle ragioni e della natura delle accuse elevate a suo carico. Quanto al diritto di difesa, l’accusato deve disporre del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua arringa difensiva. Tra le condizioni figura la possibilità di interrogare dinanzi al magistrato colui che ha reso dichiarazioni a suo carico. L’imputato, inoltre, ha il diritto di ottenere la convocazione in aula e la deposizione davanti alla Corte o al Tribunale di testimoni a sua difesa nelle medesime condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro strumento di prova a suo vantaggio. Il processo penale, inoltre, è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione delle prove. L’articolo in esame sancisce, infatti, "la colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del difensore". La legge, infine, regola tutti i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in dibattimento per consenso dell’imputato, per accertata impossibilità di natura oggettiva, per effetto di provata condotta illegale. Obiettivo primario dei nuovi principi inseriti nell’articolo 111 Cost., pertanto, è la piena operatività del principio del contraddittorio nella formazione della prova, in quanto "fine primario ed ineludibile del processo penale non può che rimanere quello della ricerca della verità". Tuttavia, è importante notare che la parità tra le parti evidenzia la necessità di rimuovere l’ostacolo all’accesso alla giustizia rappresentato dall’onere economico richiesto per la difesa in giudizio. Si rende necessaria, pertanto, una nuova legge sul gratuito patrocinio e sulla difesa di ufficio, che superi il requisito di non abbienza per sostituirlo con quello di onere del processo rapportato al reddito familiare dell’utente, e nello stesso tempo occorre dare maggiore incisività al ruolo del difensore attraverso la nuova disciplina delle indagini difensive. Altro fondamentale enunciato è la durata ragionevole del processo, che deve essere inteso non in senso tecnico ma comprensivo anche della fase procedimentale, nella veste di garanzia oggettiva contro illogici ed ingiustificati pregiudizi per la tempestiva definizione dell’attività giurisdizionale.