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| L'obiettivo di questa tesi di ricerca è quello di ricostruire i rapporti politici fra l'Italia fascista e l'Unione Sovietica dal 1939 al 1941, dal Patto Ribbentrop-Molotov all'Operazione Barbarossa.
Le domande che ci siamo posti analizzando le relazioni tra Roma e Mosca riguardano gli obiettivi che il governo italiano si proponeva di raggiungere, se questi mutarono col passare del tempo e le modalità per raggiungerli. Naturalmente essendo l'Italia strettamente legata alla Germania, questa ricerca non poteva prescindere dai rapporti interni all'Asse Roma-Berlino, per capire se e come tale alleanza abbia influenzato l'atteggiamento del governo fascista verso l'Unione Sovietica. Abbiamo notato come nel periodo esaminato, la Russia non rappresentasse una delle opzioni principali della politica estera fascista, a conferma di ciò basti pensare alla presenza a Mosca di un ambasciatore, Augusto Rosso, che non godeva della fiducia di Mussolini, oppure al fatto che durante i negoziati con il governo sovietico lo stesso Mussolini appare in una posizione più defilata, lasciando il ruolo principale al ministro degli Esteri Ciano. L'analisi delle trattative che si sono poi sviluppate fra Italia ed Unione Sovietica ha dimostrato che nell'ambito di una politica di collaborazione con le potenze dell'Asse, l'Italia rappresentava per Mosca la seconda opzione, da prendere in considerazione solo dopo aver cercato un accordo con Berlino e che quindi nell'ambito dei negoziati con la Russia il governo italiano era ostaggio delle trattative italo-sovietiche. Per condurre questa ricerca oltre al materiale edito, sono state utilizzate fonti archivistiche del Ministero degli Affari Esteri e dell'Archivio di Stato. |
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