Intervento psicologico-clinico e cambiamento. Esperienza in un reparto di Neuropsichiatria infantile.

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Mariangela Demarco Contatta »

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Questo lavoro approfondisce un tema trasversale rispetto agli interventi clinici, il cambiamento psichico, alla luce dell’esperienza clinica con adolescenti in “crisi acuta”, all’interno di un reparto di Neuropsichiatria Infantile.
Nella prima parte si analizza cosa si intenda per cambiamento e quali siano i fattori terapeutici che lo promuovono, all’interno del dibattito sempre aperto sul peso di tali fattori nel determinarlo. L’attenzione si focalizzarmi poi su come questi aspetti si declinano nel lavoro con gli adolescenti e, in particolare, durante il ricovero psichiatrico.
Quest’ultimo viene considerato un potente attivatore di cambiamento, oltre che strumento di superamento del momento di crisi, e utile a chiamare in causa la famiglia di cui il figlio diventa spesso il paziente designato.
Il fattore terapeutico iniziale e fondamentale è il contesto istituzionale stesso, con la sua stabilità e le sue regole, che si rivela contenitivo in un momento di forte destrutturazione e perdita dei confini del Sè.
Successivamente l’intervento passa ad una fase più elaborativa, lavorando con l’adolescente soprattutto sulla mentalizzazione, rispetto alla difficoltà di pensare ai propri vissuti emotivi e di trovare nuove rappresentazioni del proprio corpo, di sé e di sé nel mondo. Inoltre lo si aiuta a dare un senso al sintomo che ha portato al ricovero, rinarrandolo e reinserendolo all’interno della propria storia. E’ fondamentale che il clinico si costituisca come base sicura per poter esplorare vissuti dolorosi e angoscianti ed inoltre che usi il controtransfert, specie rispetto ai propri conflitti adolescenziali, funzionando come elaboratore vicario che può trasmettere, attraverso processi identificatori, tale funzione, aiutando l’adolescente a creare un proprio spazio della mente in grado di contenere vissuti, rappresentazioni, emozioni.
Vengono, infine, presentati due casi clinici esemplificativi di due diversi esiti possibili, per riflettere sul cambiamento e sulle resistenze al cambiamento.
Lo psicologo clinico nei reparti psichiatrici è ancora una figura poco definita. In momenti di sovraccarico emotivo, dovuti sia alle forti richieste avanzate da questo tipo di pazienti, ma anche alle pressioni istituzionali, si rischia di trincerarsi dietro il modello medico per cui tutto sta nell’individuo o ci si focalizza sulla risoluzione del sintomo, piuttosto che sul suo significato, per cui la preoccupazione diventa la scelta del farmaco. Lo psicologo clinico può offrire un contributo significativo nell’aiutare a sospendere quello che a volte appare come un agito, simile a quelli degli adolescenti, per evacuare emozioni troppo violente evocate dal contesto, per poter ritrovare una funzione di pensiero su quanto sta accadendo e su quale possa essere l’intervento più utile.

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INTRODUZIONE “ E’ come essere un uovo di gallina e voler essere sempre il guscio. È un bel guscio, ha un bell’aspetto, perché non essere un guscio d’uovo per sempre? Supponiamo che nel corso dello sviluppo l’uovo cominci a schiudersi; più la persona si identifica col guscio e più sente che sta accadendo qualcosa di terribile perché il guscio si sta rompendo ed essa non conosce il pulcino” (Bion, a proposito di come si può sentire un adolescente) La mia esperienza clinica in questi anni si è concentrata sull‟età evolutiva, avendo svolto il tirocinio di Specializzazione presso l‟Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. L‟esperienza più significativa, nello specifico, è stata quella nel Reparto di Degenza dell‟Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dove ho avuto modo di incontrare soprattutto adolescenti in momenti di “crisi acuta”. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un momento drammatico che segna un passaggio decisivo verso il cambiamento. Le difficoltà legate alla fase del ciclo di vita attraversata da questi giovani pazienti si uniscono quasi sempre a importanti problematiche familiari oltre che a fragilità personali. Ritrovare un nuovo equilibrio diventa fondamentale ed è sorprendente vedere come in alcuni casi basti poco per attivare un cambiamento o riavviare un processo momentaneamente interrotto. Altre situazioni sono più complesse, richiedono tempi più lunghi e impegnano maggiormente i clinici nel trovare nuove strategie e nuovi modi di entrare in relazione con questi ragazzi per poterli aiutare a ritrovare il senso di identità perduto o almeno per intravedere la possibilità di un‟evoluzione positiva della situazione. Il cambiamento, quindi, è il tema su cui ho deciso di riflettere anche perché in fondo questo risulta essere l‟obiettivo ultimo trasversale a tutti gli interventi psicologico-clinici, al di là degli approcci e degli orientamenti teorici. Inoltre mi interessava approfondire il tema anche alla luce della riflessione continua che come psicologi clinici siamo chiamati a fare sulle modalità attraverso le quali possiamo attivare o meno il cambiamento, per monitorare e verificare il nostro operato. 4