L'adempimento del terzo: struttura, disciplina e recupero della prestazione nella prospettiva dei rapporti trilateri

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Filippo Lemmo Contatta »

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La tesi affronta la complessa tematica dell'adempimento del terzo in tutti i suoi profili;la natura, la disciplina normativa, e soprattutto il raffronto con l'istituto dell'indebito soggettivo ex latere solventis, fornendo anche una raffronto comparatistico con l'ordinamento giuridico tedesco.
si sono affrontate anche applicazioni pratiche, oltre al profilo del recupero della prestazione posta in essere dal terzo-solvens.
Si è altresì differenziato l'adempimento del terzo da altre figure di rapporti trilateri (delegazione, espromissione, accollo, indebito)

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1 PREMESSA L’intervento di un terzo in un rapporto obbligatorio cui era originariamente estraneo, e tendente a realizzare il diritto del creditore e di riflesso ad estinguere l’obbligo gravante sul debitore, è un fenomeno che genera delle riflessioni significative, sia se considerato in sé stesso sia se considerato in riferimento al complesso gioco di relazioni giuridiche cui normalmente dà luogo. In particolare l’adempimento del terzo produce principalmente due ordini di vicende giuridiche; l’una tra terzo-solvens e creditore accipiente, denominata comunemente efficacia diretta; l’altra tra debitore originario e terzo medesimo, denominata efficacia riflessa. Come si avrà modo di chiarire nel proseguo del presente elaborato, è norma comune di quasi tutte le legislazioni quella che, entro certi limiti, riconosce la legittimità della sostituzione di un terzo al debitore nella fase esecutiva (di realizzazione) del rapporto obbligatorio. Tale norma prende le mosse da una ovvia considerazione di carattere pratico: se il creditore, attraverso l’attività del terzo, riceve lo stesso bene o la stessa utilità che si attendeva dalla prestazione del debitore, non vi è alcuna ragione astratta per negare la legittimità dell’intervento del terzo e per autorizzare il creditore a rifiutare senza motivo la prestazione di questo. Tale principio è assai antico. Infatti si può leggere nel Digesto che «Solvere pro ignorante et invito cuique licet, cum sit iure civili constitutum licere etiam ignorantis invitique meliorem condicione