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La risarcibilità del danno biologico da morte

I valori umani non si esauriscono nel guadagno; "essi attingono la loro poliedrica consistenza ai superiori elementi del “dover essere” dell’uomo", rivolti a soddisfare le esigenze di quello spirito che ne costituisce l’essenza. La reazione dell’ordinamento alla lesione di un diritto soggettivo assoluto della persona fisica costituisce da sempre uno dei problemi di cui il diritto si è dovuto e si deve occupare.
La categoria concettuale del danno biologico, o danno alla salute, per usare una terminologia più consona al dato costituzionale, nasce per impulso prevalentemente giurisprudenziale.
Si è cercato un principio risolutivo dell’uguaglianza di dignità nel risarcimento del danno alla persona. Tutto ciò ora rischia di scontrarsi con una vera e propria “lotteria forense”.
Tornando al dato storico la Pretura di Cairo Montenotte del 16/7/74 rappresenta il primo momento di una generalizzazione giurisprudenziale autenticamente innovativa del Tribunale di Genova.
Il metodo valutativo è positivo: si guarda l’uomo menomato dalla lesione, non la perdita di reddito conseguente alla lesione.
Si è ampiamente discusso sulla natura patrimoniale o meno del danno biologico. Si ritiene di poter richiamare l’art. 2043 c.c.
La "ingiustizia del danno" ha trovato una persuasiva sistemazione nel pensiero di chi, argomentando dalla clausola generale di solidarietà dell’art. 2 Cost., identifica il danno "ingiusto" con quello cagionato dalla lesione di una "situazione giuridicamente rilevante". Il danno biologico risulta in questo modo né morale, né patrimoniale ma "personale".
Il danno biologico è il "danno base" perché si presenta come danno primario ed insindacabile.
La Corte Costituzionale ha aiutato gli operatori del diritto nella qualificazione del danno biologico. La sent. n. 88/79 enuncia che: il bene della salute è tutelato dall’art. 32 Cost. soprattutto come diritto fondamentale dell’individuo, tale bene è primario ed assoluto e si configura tra le posizioni soggettive direttamente tutelate. Il diritto alla salute viene esaltato come diritto sociale.
E’ negli anni ottanta che la questione è rimessa in gioco da un nuovo intervento della Corte (sent. n. 184/86).
Si individua nell’art. 2043 c.c., in relazione all’art. 32 Cost., la disposizione che permette la risarcibilità in ogni caso, del danno biologico. Il danno biologico, dunque, costituisce un tipo di danno – evento, interno alla struttura del fatto lesivo.
Il danno biologico, valutato nella sua intensità differenziata, è collegato alla somma delle funzioni naturali aventi rilevanza biologica, sociale, culturale ed estetica in relazione alle varie articolazioni ambientali in cui la vita si esplica.
Si parla dal 1980 di "danno alla vita di relazione come categoria generalissima".
Il danno estetico viene fatto rientrare in quest’ultima categoria poiché l’alterazione somatica non è un segno, ma un veicolo segnico, un’espressione negativa, dunque per acquisire rilevanza deve essere
percepibile dai terzi.
Il danno alla salute da menomazioni sessuali costituisce altra specificazione del danno biologico (impotentia generandi e coeundi).
Nel bambino il danno biologico acquista non poche difficoltà nell’accertamento. Può non saper ancora esprimersi o non essere in grado di comprendere e spiegare la sintomatologia avvertita. In questi casi è preferibile che il medico legale sia affiancato da un pediatra o da uno psicopediatra. La Consulta e la Suprema Corte a questo proposito affermano la necessità di personalizzare il risarcimento. Con una progressione nell’arena delle liti giudiziarie si registrano casi di danno psichico come danno biologico. La casistica comprende il danno da inquinamento acustico (Cass. 6/4/83 n. 2396), il danno da “stress” (Trib. Biella 22/4/89), la depressione reattiva e quella della “grave sindrome da esaurimento nervoso”.

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2 INTRODUZIONE L’uomo non è il suo patrimonio. I valori umani non si esauriscono nel guadagno; << essi attingono la loro poliedrica consistenza ai superiori elementi del “dover essere” dell’uomo>>1, rivolti a soddisfare le esigenze di quello spirito che ne costituisce l’essenza. La reazione dell’ordinamento alla lesione di un diritto soggettivo assoluto della persona fisica, quale la vita, la salute, l’integrità corporale o psichica costituisce da sempre uno dei problemi di cui il diritto si è dovuto e si deve occupare. Gaio ci rivela la soluzione fornita allora al risarcimento del danno alla persona: non era rilevata la lesione in se stessa, ma l’id quod interest (ciò si ripete con l’actio utilis ex lege Aquilia)2. Nell’ultimo ventennio assistiamo ad un ribaltamento del rapporto tra danno al patrimonio e danno alla persona: un rapporto che per lungo tempo era stato connotato dal primato sicuro della prima figura. Si avverte il << passaggio da un’economia statica ad un economia dinamica>>3. La categoria concettuale del danno biologico, o danno alla salute, per usare una terminologia più consona al dato costituzionale, nasce per 1 G. Gentile in Enciclopedia del diritto voce “danno alla persona”, 663. 2 GAI, VI ad edictum provinciale. D.9,3,7. 3 F. Busnelli in QUADERNI CSM “nuovi orientamenti e nuovi criteri per la determinazione del danno” Trevi 30 giugno-1luglio 1989, 15.

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Informazioni tesi

  Autore: Rachele Valeria Putignano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giuseppe Panza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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