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Dai primi grandi scioperi agrari del parmense e del ferrarese nel 1905 alla stagione del nazionalismo interventista e alla nascita del fascismo, Paolo Orano prende parte e partecipa, spesso da vicino se non da protagonista, ad alcuni fra gli avvenimenti principali che hanno segnato un’epoca e sconvolto un’intera generazione negli anni che vanno dalla fine del diciannovesimo secolo alla prima metà del ventesimo. Discepolo di Labriola, amico di Leone e di Olivetti, di D’Annunzio e dei futuristi di Marinetti ma soprattutto di Mussolini, Paolo Orano ha spesso intuito e presagito, con fatale lungimiranza, i cambiamenti repentini e a volte imprevedibili di un periodo storico difficile e ricco di fermenti ed eccitazione dove l’Italia post-unitaria si misura con la crisi di fine secolo e l’avvento della moderna società di massa. In questo senso Orano sembra talora indicare la via allo stesso Mussolini: colonialista, militarista e interventista nella guerra italo-turca quando il futuro duce è ancora socialista e pacifista mentre, per quanto attiene più strettamente al fascismo, gli si potrebbe affibbiare la definizione che nell’Annuario della stampa italiana (1931-32) riserva al giornalista Umberto Guglielmotti, “nato fascista prima del fascismo” . Paolo Orano non nasce nel 1919, data d’inizio ufficiale della mia trattazione. Nella sua adesione al fascismo e in tutta l’immensa mole di lavoro sviluppata durante il “ventennio” sotto le forme più disparate - in qualità di scrittore, giornalista, politico e conferenziere – non si può prescindere dalla produzione precedente, in cui sono rintracciabili i germi, le origini e quindi le spiegazioni di certi suoi atteggiamenti e prese di posizione futuri; tutto ciò a dispetto di una sconnessione e una discontinuità solo apparenti. Orano si occupa di filosofia, giornalismo, storia, politica, arte, architettura, letteratura, storia, psicologia, sociologia, educazione nazionale, politica estera, tuttavia il tratto saliente dei suoi scritti è un polemismo acceso e aggressivo che lo porta ad essere in contraddizione con gli altri, ma anche con se stesso al punto da giustificare la fortunata formula di “Orano contro Orano” o di “saltimbanco” , con la quale viene indicato da taluni avversari. Ad ogni modo è ragionevolmente possibile individuare alcuni leitmotiv fondamentali, dei fili rossi che percorrono tutta la lunga carriera di letterato di Orano e che agevolano la comprensione di alcune sue scelte, al di là di qualsiasi contraddizione o disaccordo reale o presunto.
Il lavoro, la famiglia, “l’italianità” e, più estensivamente, la “latinità” e la “romanità”, rappresentano dei valori assoluti e profondamente radicati, dei punti di riferimento costanti che informano la condotta di Orano in quasi tutte le sue manifestazioni.
Intellettuale eclettico e versatile, poliglotta (scrive in francese, tedesco, inglese), autentico grafomane, le sue pubblicazioni ammontano a svariate centinaia, inclusi i discorsi alla Camera, le conferenze, le innumerevoli prefazioni scritte per libri di amici o conoscenti e quegli opuscoli, monografie e raccolte antologiche che spesso non sono altro che collezioni di suoi articoli editi in forma libresca.
Nel corso del mio lavoro ho cercato di mantenere un’impostazione fedele ai criteri di obiettività e scientificità che dovrebbero essere i presupposti indispensabili di qualsiasi ricerca storica e, dopo oltre un anno e mezzo di studio interamente votato all’indagine e alla conoscenza di un personaggio indubbiamente controverso, posso affermare con tranquillità di trovare i risultati soddisfacenti. della sua vita.
Nel caso di Paolo Orano la cornice storica è doppiamente rilevante poiché, nonostante la formazione e l’educazione di stampo risorgimentale può, a tutti gli effetti, essere considerato un “uomo del suo tempo” e, in quanto tale, inscindibile dall’ambiente e dal quadro degli avvenimenti entro i quali si snoda la sua vicenda, umana e intellettuale. La sua storia, sebbene caratterizzata da tratti distintivi peculiari e - per certi versi - unici, è comune a molti giovani di quella generazione che ha avuto nella prima guerra mondiale il suo centro gravitazionale e che ha trovato nel fascismo il suo elemento catalizzatore.
Un aiuto forse decisivo nel dipanare l’intricata matassa dell’iter intellettuale di Orano, mi è venuto da documenti autografi inediti di prima mano, che ho avuto la fortuna di consultare direttamente grazie alla cortese disponibilità del nipote di Orano, il sig. Vittorio (figlio del secondogenito di Paolo, Marcello), da me personalmente rintracciato e contattato.
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