Educazione planetaria e complessità umana:

Questa pagina è tratta da: Formare alla complessità (riassunto) di Massimo Acciai.

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Educazione planetaria e complessità umana


La specie umana nasce come specie locale (nella savana) e in poco tempo (rispetto alla storia della vita sulla Terra) si diffonde su tutto il pianeta. Fino a 500 anni fa prevaleva la tendenza alla separazione. Dall'età moderna prevale la tendenza opposta, quella dell'interazione (coevoluzione) tra popoli e culture diverse (interdipendenza planetaria).
Connessione tra globalizzazione e limite (il pianeta è chiuso, questo rende possibile la convivenza e il riconoscimento dell'identità della specie umana).
Di fronte alle Irreversibilità planetarie (omogeinizzazione e artificializzazione degli habitat, diffusione delle città, riduzione delle diversità umane, stabilizzazione dell'esplosione demografica, ibridazione delle culture, crescita degli stimoli per ogni individuo, ecc…) c'è la tendenza alla ricerca dell'autonomia, che non deve però degradarsi in isolamento: occorre coniugare autonomia e interdipendenza.
Compito della scuola: fare da filtro e interconnessione tra le sempre maggiori esperienze eterogenee degli alunni, acquisite fuori dalla scuola (informatica, videogiochi… la scuola deve mettere ordine tra questi stimoli!) attraverso l'elaborazione di una nuova forma di cittadinanza (concetto che nasce dalla formazione degli stati nazionali moderni e si sviluppa fino alla cittadinanza europea e alla cittadinanza planetaria). La scuola non può evitare di porsi domande al riguardo. La scuola deve aiutare l'alunno a percepirsi come prodotto di varie culture e non più di una sola, come in passato. Superare il concetto esclusivamente spaziale di cittadinanza. Nuovi scenari aperti dalle nuove tecnologie.
Approccio interdisciplinare e trasversale.

L. L. Cavalli Sforza: Geni, popoli e lingue

È straordinario come, nonostante l'evoluzione linguistica e quella genetica siano indipendenti l'una dall'altra (la prima procede molto più rapidamente - una parola può durare mille anni, un gene milioni o miliardi - e non sempre ad una "sostituzione" genetica corrisponde una "sostituzione" linguistica), tuttavia sia ben ricostruibile la correlazione tra geni e lingue che resta comunque significativa.

J. Diamond: Armi, acciaio e malattie

Manca una spiegazione convincente e unificante, alternativa a quella "razzista", sul perché le popolazioni europee hanno conquistato gli altri continenti (attraverso le armi e le malattie). L'autore riassume dicendo "I destini dei popoli sono stati così diversi a causa delle differenze ambientali, non biologiche, tra i popoli medesimi". La geografia ha effetto sulla storia. Lo studioso dovrebbe avere una grande conoscenza di discipline diverse (geografia, biologia, storia…). L'autore ha una formazione sia umanistica che scientifica (si è interessato di biologia e di linguistica).

S. J. Gould: La vita meravigliosa

L'evoluzione non è un processo lineare e progressivo che ha portato alla razza umana, considerata superiore. È piuttosto un groviglio intricato e casuale senza alcuna gerarchia tra le diverse specie. Ogni progresso scientifico ci ricorda sempre più la nostra non-centralità nell'universo (al contrario di quanto racconta la Genesi).

R. Leakey e R. Lewin: La sesta estinzione

La psiche umana ha bisogno della biodiversità e della natura. L'estinzione di una specie ha effetti negativi sotto molti aspetti difficilmente valutabili. Cresciuti in città, non vediamo le relazioni tra "entrate ed uscite" (le interazioni tra tutte le specie viventi ad ogni livello) nell'economia naturale della Terra. L'uomo potrebbe essere causa e vittima della sesta estinzione. Dobbiamo proteggere tutte le specie, non metterle in pericolo. L'homo sapiens è su un piano di parità con le altre specie e non in una posizione privilegiata.

E. Morin: Il paradigma perduto

Lacrime e riso sono peculiari della specie umana. Campo poco indagato dagli studiosi così come l'hybris (intemperanza, eccessi, perdita di controllo sull'aggressività che porta ad omicidi e massacri). I sogni nell'uomo sono più disordinati di quelli degli animali. Vi è meno disordine nella natura che nell'umanità. Le società umane cercano di mettere ordine, ma quando il controllo viene meno si scatenano massacri. È proprio questa propensione al "disordine" (stati emotivi forti), invece di condannare la specie umana all'estinzione l'ha portata ai progressi tecnici, intellettuali e sociali che conosciamo. Homo sapiens-demens: l'uomo è folle e savio, il suo sviluppo è avvenuto malgrado/grazie a questa sua "follia" (disordine).

S. Rose: Linee di vita

La nostra conoscenza del mondo è sempre provvisoria e le analogie (metafore) che spesso usiamo per comprenderlo sono pericolose, perché non sono mai esatte e possono essere confuse con la realtà. Esistono molti modi e molti livelli di conoscenza, non si può semplificare troppo. Anche il rapporto tra gli organismi e il loro ambiente non è statico ma dinamico; gli organismi scelgono il loro ambiente e viceversa. Tutto è in continuo mutamento. Il futuro è totalmente imprevedibile, ma abbiamo noi la capacità di costruirlo, quindi è la nostra biologia a renderci liberi.

I. Tattersall: Il cammino dell'uomo

Spesso sottolineamo le differenze tra il nostro cervello e quello degli altri animali, invece di guardare alle somiglianze. Nemmeno gli animali sono del tutto condizionati dai loro geni (comportamenti stereotipati), tantomeno l'uomo. Durante l'evoluzione abbiamo acquisito nuove capacità che si sono aggiunte (non sostituite) alle altre precedenti. La differenza fondamentale tra noi e i primati sta nella capacità di linguaggio, che deriva a sua volta dalla capacità di compiere certe associazioni e di sviluppare un pensiero simbolico. Da dove abbia origine questa capacità è ancora oscuro, mancano i fossili del periodo cruciale.
di Massimo Acciai