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Feeling. Appunti per un’educazione sensibile


Il corpo è uno dei grandi protagonisti della cultura contemporanea. Dobbiamo alla filosofia, alla psicologia, alla pedagogia, all’antropologia, un deciso contributo alla sua moderna”riscoperta’ Ma insieme a questa non sembra si sia sviluppato, tranne rari casi, un cambiamento indicativo delle condizioni, quanto meno a livello accademico, in cui le conoscenze si danno. Il corpo è un corpo di cui, appunto, molto si parla, ma che poco si ascolta.
Se si esclude la scuola dell’infanzia, non è esagerato affermare che l’organizzazione degli spazi formativi sia fondamentalmente pensata per parlare alla “testa” degli studenti, per escludere il corpo, le sue sensazioni ed emozioni. Privilegiare il “cosa” rispetto al “come” è la cifra che caratterizza buona parte della didattica che pratichiamo, soprattutto in ambito accademico.
L’aula di una scuola, come qualunque altro setting formativo, è già teatro. Voler riflettere sul rapporto fra teatro e formazione implica dunque da subito il dover assumere la loro relazione, per molti aspetti, come un’equivalenza: “nel teatro come nell’educazione” si è sempre chiamati a mettersi nei panni degli altri, a doversi inventare una vita, a riscrivere il passato per progettare il futuro. Le categorie fondanti del teatro di ricerca coincidono con quelle pedagogiche: lo spazio, il tempo, il corpo.
L’approccio alla conoscenza si divide in due approcci differenti, due opzioni epistemologiche:
chi si limita a “sapere” e chi invece desidera innanzitutto “sentire”, disporsi all’ascolto e alla ricerca del senso attraverso le percezioni sensoriali.

Tratto da I LABORATORI DEL CORPO di Anna Bosetti
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