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Sistema mondo: crescita, sviluppo sostenibile, geopolitica

Crescita, sviluppo sostenibile, geopolitica, sistema mondo 
Il colonialismo

Noi viviamo in un mondo che è stato profondamente segnato dal colonialismo europeo = un processo di espansione dell’Europa negli altri continenti, di conquista dei loro territori e di assoggettamento dei loro popoli, iniziato alcuni secoli fa, al tempo della prime scoperte geografiche, intensificatosi nel XIX secolo e durato fino a pochi decenni fa. E anche se la decolonizzazione è ormai un fatto compiuto e gli stati extraeuropei sono diventati politicamente indipendenti, alcune conseguenze economiche e sociali del colonialismo
la forte impronta lasciata dai colonizzatori nella cultura, nelle lingue parlate, nei costumi 
il perdurante primato economico dei paesi di cultura europea
fanno sì che ancora si parli degli immensi spazi fuori dal nostro continente come di una periferia del mondo. In realtà, l’Europa non è più il centro del mondo, anche se ne rappresenta tuttora una parte importante (→ USA, Russia, Giappone, Cina)
Soltanto a quelle sconfinate distese di terre che sono l’Asia, le Americhe, l’Africa, l’Oceania è possibile attribuire a pieno titolo il nome di continente (= grande zolla di terra emersa del globo) e soltanto in questi continenti, diversamente dall’Europa che è un territorio relativamente piccolo ed omogeneo, possiamo incontrare terre non solo assai vaste, ma anche assai diversificate al proprio interno, separate tra loro da grandi ostacoli naturali.
Dal colonialismo derivarono conseguenze e vicende diverse:
nelle Americhe, la popolazione originaria, gli indios, fu in parte sterminata (soprattutto dalle nuove malattie), in parte assoggettata per venire usata come manodopera in condizioni di schiavitù e infine rinchiusa in riserve e confinata in territori lontani. Questo spiega come oggi le Americhe siano in sostanza delle Europe fuori dall’Europa = un insieme di stati abitati e governati da gruppi umani di origine europea, discendenti di coloni che prima operarono per conto della madrepatria e poi si resero indipendenti da essa
nel continente africano, dapprima la tratta degli schiavi, poi varie forme di sfruttamento del lavoro e l’espulsione dei contadini e degli allevatori dalle terre più fertili comportarono ingenti perdite umane. Ma l’Africa è rimasta un continente abitato dalle sue popolazioni originarie o immigrate in tempi remoti, mentre sono esigue le minoranze di origine europea (es.: Sudafrica)
solo l’ Australia è un’altra Europa fuori dell’Europa = paese anglosassone si è sviluppata popolando e colonizzando un territorio ricco, immenso e quasi vuoto. Tuttavia anche qui le esigue popolazioni locali, gli aborigeni, sono state vittime di violenze e infine costrette a vivere in riserve.

Il colonialismo ha da un lato messo in contatto le diverse parti del pianeta, ma dall’altro ha operato anche molte devastazioni e, soprattutto, ha lasciato dietro di sé una scia di arretratezza e sottosviluppo, specie nelle zone più sfavorite dal punto di vista ambientale, come il continente africano o in molte parti dell’Asia.
Il colonialismo ha lasciato dietro di sé anche molti problemi di frontiere e di tensioni etniche: in molti casi, rivalità e contrasti esistevano ben prima dell’arrivo degli europei; tuttavia, assai spesso, questi ultimi si spartirono i territori conquistati spostando a piacimento confini naturali o storici, favorendo un’etnia a scapito di un’altra, trasferendo popolazioni.
NB: Molte guerre e conflitti che oggi travagliano varie zone del nostro pianeta hanno tra le loro cause originarie gli sconvolgimenti operati dalle politiche coloniali, cui si sono aggiunte le divisioni derivanti dalle sfere di influenza e dalle rivalità fra grandi e medie potenze.

È parso, alla fine degli anni ’80, che la storia subisse una brusca accelerazione. Per molto tempo, l’intero pianeta aveva conservato un assetto politico sostanzialmente stabile, dominato dalla divisione in 2 blocchi contrapposti uscita dalla seconda guerra mondiale: per più di 40 anni le guerre si erano svolte nel Terzo Mondo, alla periferia degli imperi; le 2 superpotenze si erano mostrate in grado di controllare le crisi e le tensioni più gravi e di evitare che esplodessero (→ deterrenza nucleare).
A partire dall’89, si vide una delle 2 superpotenze andare in frantumi. Fu un grande rivolgimento, destinato ad avere ripercussioni in tutto il mondo:
buona parte del mondo è apparsa come liberata dal compito di doversi sempre schierare con l’uno o con l’altro blocco, subordinando a ciò ogni altro problema
si assiste in prevalenza all’esplodere di conflitti, spesso sanguinosi, che nessuna potenza e nessun organismo internazionale sembra in grado di controllare: sono riemerse dal profondo tendenze e problemi che si credevano ormai tramontati → gli egoismi nazionali, gli odii etnici e religiosi, il razzismo.

Tratto da GEOGRAFIA POLITICA ED ECONOMICA di Elisa Bertacin
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