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Lo scenario del lavoro di comunità oggi


Il senso di comunità in uno scenario pervaso dalla globalizzazione assume un significato articolato.
Le dimensioni locale e globale intrecciano legami complessi e hanno entrambe un loro ruolo: la prima può permettere di ritrovare la percezione, individuale e collettiva, di poter esercitare una qualche forma di influenza sulle proprie condizioni di vita (i processi di globalizzazione alimentano vissuti di impotenza); la seconda può offrire la possibilità di percepirsi appartenenti a una comunità globale, offre alle comunità un antidoto all’autarchia e al municipalismo. Tra i temi emergenti oggi, particolare rilievo assumono l’esclusione sociale, la povertà, la sicurezza e l’immigrazione, spesso interconnessi tra loro e influenzati dai processi di globalizzazione.
Molte forze che influenzano la nostra vita sono impersonali e al di fuori del nostro controllo, di conseguenza diminuisce la percezione di controllo sulla nostra vita. Jonathan Friedman sostiene che “nel nostro mondo, una cosa che non sta accadendo è la scomparsa dei confini. Al contrario sembra che ne sorgano sempre di nuovi a ogni angolo di strada di qualsiasi quartiere del nostro pianeta”. Promuovere relazioni fiduciarie, sviluppare senso di appartenenza, attivare e supportare reti di buon vicinato, sviluppare legami sociali, accompagnare processi di integrazione culturale sono attività che contribuiscono a fare comunità e sviluppare capitale sociale.
Anche chi non è escluso socialmente sconta una percentuale maggiore di rischio di instabilità e di mobilità sociale discendente, esacerbato dalla precarizzazione del lavoro, dai mutamenti della struttura demografica della popolazione, dalla crisi del welfare.
La  questione del senso di sicurezza è di grande attualità sia nelle grandi che nelle piccole città. Aumentano i comportamenti di cautela tesi alla protezione e ad evitare i rischi: le persone si difendono sempre di più, mentre l’altro viene guardato con circospezione e sospetto. Man mano che aumenta il senso di insicurezza, i legami sociali e il senso di comunità si affievoliscono. Contemporaneamente aumentano le richieste di protezione rivolte alle istituzioni e alle forze dell’ordine. Per accrescere il senso di sicurezza tra le persone bisogna investire sul senso di comunità, agendo su un circolo vizioso per trasformarlo in circolo virtuoso. Il poter contare solamente sulle risorse individuali di fronte alla complessità dei problemi da affrontare non è qualcosa di molto rassicurante: le sofferenze individuali non si coagulano in una causa comune che potrebbe essere perseguita con maggior efficacia unendo le forze. Dato che il mondo non è sicuro ci si barrica dentro la propria fortezza convinti che solo lì dentro si possa star tranquilli. Ciascuno si ritrova più solo, sentendosi alla fine più vulnerabile. Un’esperienza non positiva con un migrante può giustificare una generalizzazione di una valutazione negativa di tutti i membri del gruppo cui appartiene. Un’esperienza positiva con alcuni migranti può contrastare stereotipi negativi che si riferiscono al gruppo. Occorre che le relazioni sociali promosse siano proiettate alla ricerca e alla costruzione di un bene comune, e che siano in grado di mettere in moto un agire corresponsabile tra i cittadini. E’ necessario un lavoro che non nasca per soddisfare i bisogni privatistici o corporativi, ma che generi risorse e occasioni di confronto, per mirare a un bene collettivo nel quale si trovi un equilibrio fra i bisogni individuali e i bisogni sociali e collettivi. In molti aspetti del quadro legislativo odierno troviamo inviti espliciti a un lavoro non più centrato esclusivamente sulle competenze dei servizi, ma orientato alla valorizzazione delle competenze e delle risorse della comunità. Questo fatto pone gli operatori dei servizi di fronte a nuovi compiti e a nuovi interrogativi. Li obbliga ad andare oltre lo stretto specifico professionale e a occuparsi di processi sociali, per attivarli, sostenerli, valutarli. Li obbliga, in buona sostanza, a fare lavoro di comunità.

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