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Elementi dell’articolazione psicosociale

Elementi dell’articolazione psicosociale 

Un soggetto attivo è uno che agisce (effettua scelte e prende decisioni) sulla base delle proprie INTENZIONI, collegandole con la propria visione delle cose e del futuro anche in base a dei criteri di riuscita. 
“Stati intenzionali” (credere, desiderare, intendere, cogliere significati) così come la nozione di “agente” “banditi” dalla psicologia, anche quella di impostazione più specificamente cognitiva. In tale ottica, dice Bruner, non vengono accettati come “concetti esplicatvi” quelli che si richiamano alla sfera degli stati mentali intenzionali, ma “liberare le nostre spiegazioni da questi concetti equivale a disfarci dei fenomeni stessi che lo psicologo deve interpretare. 
Il concetto di intenzione rimanda a due idee: VOLONTA’ (di più larga accezione nel senso comune) ed INTENZIONALITA’ intesa come “riferimento di qualsiasi atto umano ad un oggetto fuori di sé” su questo concetto Brentano (Psicologia dell’Atto) ha fondato la caratteristica essenziale dei fenomeni psicologici, che sono qualificati dagli “atti” con cui il soggetto si riporta all’oggetto: rappresentazione, giudizio, sentimento. 
Nell’elaborazione e nell’uso che la FENOMENOLOGIA farà di questa nozione, essa conserverà il senso di questa proiezione sull’oggetto, di questa ALTERITA’, in rapporto alla quale si definisce l’attività della mente e della coscienza, nonché l’agire in senso stretto. 
INTENZIONE = INTENZIONALITA’ nel SUO DOMINIO PRATICO torva un possibile modo di analisi psicologica solo se vista agganciata al concreto processo di azione in un’ottica che articoli il soggetto ed il sociale. Su questa strada si pone Lewin. 
WUNDT aveva visto l’intenzione come espressione di una VOLONTÀ che sprofonda in un dato ordine idealistico non analizzabile; gli psicologi di Wurzburg non sono lontani da questa idea: Narziss ACH la operazionalizzerà in una TENDENZA DOMINANTE che vale ad attualizzare un’azione e solo quella, al di là di ogni situazione contestuale. È un’ottica interessante che, tuttavia, non chiarisce come un’intenzione si formi e che considera ancora una volta il soggetto come un essere chiuso in sé senza connessioni con il sociale. 
LEWIN sulla scorta della sua formazione fenomenologia e della psicologia dell’atto di Brentano, guarda all’INTENZIONE come ESPRESSIONE di una COSTANTE INTERAZIONE con il MONDO intenzione che può essere analizzata come la risultante di un processo soggettivo di intervento sul mondo esterno che è attivato da qualcosa che sta nel mondo e non solo nel soggetto. Egli considera un soggetto che non ha bisogno di essere attivato perché è già costantemente attivo grazie allo stato di tensione compito dell’intenzione è, piuttosto, quello di MODULARE questa tensione nella sua intensità e DIRIGERLA verso una certa direzione l’intenzione si qualifica rispetto ad oggetti che sono esterni alla persona, i quali, pur non avendo in genere alcun significato fisiologico, possiedono una carica attrattiva tale da far insorgere dei propositi così forti da poter essere qualificati come QUASI BISOGNI.In questo processo la valenza degli elementi del contesto è quindi connessa: a. con la loro CAPACITÀ di ATTRAZIONE in quanto possibili METE (G = goal); b. con la TENSIONE INTERNA presente in quel momento (t). La valenza di una meta (GV) è perciò funzione di t e di G GV = f (t, G) Il concetto di DISTANZA PSICOLOGICA esprime la possibilità più o meno consistente di raggiungere l’oggetto, un certo grado di concretezza relativamente all’oggetto del desiderio o dell’aspirazione. La distanza di una meta è quindi legata a molti fattori: oggettivi da un lato (età, condizione economica, sociale e culturale, capacità personali) e soggettivi dall’altro, connessi con la percezione e la rappresentazione dell’oggetto e di sé, nonché con l’insieme delle valutazioni che il soggetto compie dei vari aspetti della situazione. Articolazione di fattori oggettivi e soggettivi che sta al centro dell’intero pensiero lewiniano e che è espressione della transazione costante dell’essere umano con l’ambiente materiale e simbolico in cui vive. Essa è al centro della TEORIA del CAMPO. 

Tratto da LA PSICOLOGIA DI COMUNITÀ di Ivan Ferrero
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