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Il rapporto tra finzione e realtà nell'audiovisivo





Quindi non basta definire la finzione, e ancor meno la realtà, ma bisogna anche mostrare come l’una modelli il suo aspetto sull’altra, o per meglio dire, come l’una si faccia passare per l’altra; il funzionamento della finzione ha come obiettivo non quello di farsi passare per la realtà, ma di costruire un mondo che potrebbe esistere e al quale, se fatto bene, accettiamo di credere, anche se presenta delle proprietà lontane dal nostro.
Abbiamo visto che i segni audiovisivi possono rimandare a tre tipi di oggetti: il mondo, l’autore, i documenti; adesso, si interpreterà questo triplo sistema semiotico in funzione dei mondi descritti, ai quali si collegano tutti i generi audiovisivi.





Ogni illusione ottica mira a rendere autentico il proprio oggetto, a provocare nello spettatore la sensazione di trovarsi di fronte alla realtà e non alla sua rappresentazione; non stupisce che il suo terreno privilegiato sia il mondo reale, e anche se la finzione audiovisiva costruisce un  mondo autonomo, resta il fatto che noi sappiamo che testimonia un mondo che è esistito, costituito da attori e scenografie. Anche se, vista l’avanzata del digitale che ha fatto vacillare le nostre certezze su ciò che c’è stato veramente davanti l’obiettivo e ciò che è frutto degli effetti speciali, sarebbe più giusto dire che noi sapevamo. Esiste una prima categoria di contraffazione della realtà che trae la propria efficacia dalla rottura del legame indexicale dell’immagine col suo oggetto: il film fa come se fosse un semplice duplicato del reale, mentre invece si sono interposte un certo numero di operazioni tra la realtà e il prodotto finito, che dipende dalal somiglianza(iconicità) e non dal contatto(indexicalità). La relazione tra l’immagine e il proprio oggetto si giudica in funzione di un altro criterio quando il soggetto rappresentato appartiene al regno dell’umano: il problema non è più quello di sapere se la cosa rappresentata è realmente esistita davanti all’obiettivo, se quello che viene mostrato si è avverato, ma determinare se colui che agisce davanti all’obiettivo esiste per l’obiettivo o se, al contrario, è ripreso dal vivo. Le contraffazioni del vissuto, del mondo nel quale viviamo possono venire:
dal discorso tenuto sull’immagine;
dai discorsi e dagli avvenimenti tenuti o vissuti dagli attori presenti nell’immagine.

Tratto da RAPPORTO TRA REALTÀ E FINZIONE di Nicola Giuseppe Scelsi
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