I test di sviluppo - Scala Stanford-Binet:

Questa pagina è tratta da: Psicologia Clinica. Problemi diagnostici ed elementi di psicoterapia (riassunto) di Salvatore D'angelo.

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I test di sviluppo - Scala Stanford-Binet


Da un punto di vista storico, la scala ideata da Binet, nel 1905, rappresenta il primo test che possa essere definito come test di sviluppo: essa nasce dalla partecipazione di Binet in collaborazione con Simon. La scala Simon-Binet doveva costituire lo strumento adatto a distinguere i bambini che potevano frequentare la scuola con profitto, da quelli che si sarebbero trovati svantaggiati: si trattava quindi di proporre una misura dell'abilità di apprendere, non tanto di quanto appreso. Nel 1908 apparve una prima revisione in cui è presente per la prima volta il concetto di età mentale. Più avanti fu introdotto il concetto di QI, come rapporto fra età mentale ed età cronologica moltiplicato per 100.
La seconda revisione Stanford della scala Binet, tuttora di uso corrente, apparve nel 1937: con questa revisione, il test può essere applicato a partire dai 2 anni fino all'età adulta.
La scala richiede, da parte di chi la somministra, l'acquisizione di una buona pratica. Non viene mai applicato l'intero test: si inizia dall'applicazione degli item che corrispondono all'età del soggetto. Se il soggetto supera tutti gli item, si procede con quelli relativi agli intervalli d'età successivi, fino a che sbaglia tutti gli item corrispondenti ad un certo livello di età. Se sbaglia qualcuno degli item corrispondenti alla sua “età base”, si torna indietro fino a che si giunge al livello di età di cui supera tutti gli item.
Si può concludere che questo test si propone di misurare l'intelligenza generale di una persona presentando al soggetto una varietà di compiti di difficoltà crescente nota. Ha il pregio di poter essere utilizzato in un'amplissima gamma di età, e di poter essere applicato più rapidamente del WISC o del WAIS. Ha tuttavia il difetto di richiedere una grande esperienza per la sua applicazione e di non discriminare chiaramente fra aspetti verbali e non verbali dell'intelligenza.
Gli studi sulla fedeltà e la validità risultano piuttosto limitati, anche se in particolare la fedeltà risulta elevata.
di Salvatore D'angelo