La musica di Ludwig Van Beethoven:

Questa pagina è tratta da: Storia della musica (riassunto) di Gherardo Fabretti.

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La musica di Ludwig Van Beethoven


Era un uomo di origini semplici, ma aveva grande sete di sapere e raffinate letture. Beethoven pur vicino temporalmente a Haydn e Mozart, se ne distingue molto. Assegnò alla musica una collocazione privilegiata all’interno della propria visione del mondo. La sua è una musica carica di idee e di idealità, di voglia di combattere per un progetto, per un avvenire migliore, per curare il dolore della vita. La musica di Beethoven è carica di energia, propone soluzioni formali inedite, e fu sempre dialetticamente in contrasto fra le esigenze della costruzione razionale settecentesca e le strabordante passioni umane.
Nasce a Bonn, nel 1770. Non fu un vero e proprio fanciullo prodigio, ma presto dimostrò originali attitudini musicali. Si trasferì presto a Vienna, ma qui, differentemente da Mozart, Beethoven non ebbe rapporti troppo distesi con Haydn, di cui fu allievo. A Vienna Beethoven si distinse subito come esecutore ed improvvisatore pianistico, e rimase nella capitale fino alla morte, nel 1827. Dal 1795 si manifestano i primi sintomi della sordità, che lo renderanno completamente sordo nell’ultimo decennio di vita. La sordità influì pesantemente sul carattere già di per sé scontroso di Beethoven, e acuirà la sua misantropia. L’handicap non influì comunque profondamente sulla sua produzione e sulla sua fede nei valori positivi della vita, flagellata da molti lutti e da molte delusioni, e pur tuttavia animata costantemente da una fortissima tensione morale.
Anche se lo spirito beethoveniano affondava le sue radici nell’Illuminismo, egli accolse con entusiasmo gli inquieti fermenti preromantici, dimostrandosi sensibile all’idealismo tedesco e alla ideologia rivoluzionaria francese, di cui però non condivise mai gli eccessi. Fu un artista che rivendicò sempre con decisione la sua posizione di libertà, di autonomia da signori e mecenati, rivendicando le sue scelte artistiche ed esistenziali come sue proprie. Rimase comunque un musicista di formazione classica, mancando di molte componenti romantiche, come l’esasperato autobiografismo.
Le prime composizioni significative appartengono circa al 1790, concepite secondo i modelli di Mozart e Haydn ma con una spiccata tendenza ad accentuare il contrasto, tipico della forma sonata, tra il primo tempo (ritmico e incisivo) e il secondo (melodico e intimistico). La progressiva drammatizzazione di questo contrasto diventerà una delle cifre principali dello stile beethoveniano.
Nelle sue composizioni i tempi veloci si impongono per la potenza titanica delle costruzioni, mentre gli adagi si distinguono per il loro poetico e contenuto lirismo. Nella forma sonata abbandona il minuetto e lo sostituisce con un robusto scherzo, ritmicamente incisivo. Negli ultimi anni sfaldò completamente la forma sonata col recupero di elementi polifonici barocchi e rinascimentali funzionali alle esigenze espressive del compositore.
Nei primi ventidue anni di vita Beethoven risiede, lavora e studia a Bonn, ma nel 1792 ottiene un permesso di viaggio per Vienna. Possiamo dividere il processo creativo di Beethoven in tre periodi o stili: il primo va fino al 1800 e comprende le opere giovanili, ancora legate ai modelli settecenteschi; il secondo comprende tutte le opere della maturità; un terzo periodo a cui appartengono gli ultimi sei quartetti, le ultime cinque sonate, la Nona Sinfonia e la Missa Solemnis. È pur tuttavia vero che l’evoluzione stilistica di Beethoven avviene in maniera un po’ meno squadrata.
Al primo periodo appartengono: le prime 11 delle 32 sonate per pianoforte; sei quartetti dell’opera 18; la Prima Sinfonia; i primi tre Concerti per pianoforte e orchestra; le prime quattro Sonate per violino e pianoforte.
Sono opere che già tradiscono alcuni punti fondamentali della poetica musicale del tedesco: tendenza a trascurare i residui di materia galante, di gusto di corte, che ancora riecheggiavano in alcune opere di Haydn e Mozart. In Beethoven il gesto si fa più imperioso, assumendo a volte tratti di rudezza plebea. Lo schema è quello classico della forma sonata, ma adesso le contrapposizioni tendono ad emergere con maggiore chiarezza, delineando a volte contrasti forti tra un primo tema di carattere più affermativo, e un secondo di natura più sognante. Ricordiamo di questo periodo l’op. 13 delle Sonate per pianoforte, conosciuta universalmente come La Patetica.

di Gherardo Fabretti