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Il metodo archeologico della critica

Il metodo archeologico della critica




Guardando alla materialità dell’universo della critica, ai discorsi puntuali e concreti che lo compongono, il paesaggio che abbiamo davanti appare assai variegato, e la prima cosa che non possiamo trascurare di considerare sono le implicazioni istituzionali che ci permettono di leggere contributi apparentemente assai diversi tra loro come appartenenti ad un medesimo insieme discorsivo.
La ricerca archeologica di Foucault, si pone fuori dalla coppia oppositiva originalità/ convenzionalità – che ancora informa gli interventi di Canova – e cerca la regolarità anche all’interno dell’enunciato più originale.
Bisognerebbe definire il campo operativo aperto dagli atti d’interpretazione come campo anonimo attenendosi alla modestia empirica dei suoi enunciati, vedendo dietro ad essi non la singolarità di un sistema di pensiero di volta in volta differente ed originale, ma una stratificazione di saperi eterogenei in rapporti complessi tra loro.
In questa logica, gli enunciati critici non sono interamente riconducibili alla intenzionalità-personalità che li ha espressi: conta poco cosa hanno veramente voluto dire i vari critici quando hanno fornito la loro interpretazione di un dato film; conta piuttosto come i loro discorsi si sisano dati un’identità in relazione ad una continuità contestuale, come vengono collocati su un terreno di enunciati analoghi.
Ciò di cui si interessa il metodo archeologico sono gli elementi di concomitanza, i rapporti tra enunciati appartenenti alla stessa galassia discorsiva, ma anche i legami che intercorrono tra proposizioni riconducibili a campi di sapere assai lontani tra loro.
Foucault opera subito una restrizione di campo nell’ambito della scienze umane. Se proviamo a chiederci cosa fa si che le famiglie di enunciati si possano raggruppare in unità più o meno definite, cosa porta due enunciati X e Y ad appartenere all’insieme discorsivo Z, vedremo che non si tratta del fatto che entrambi gli enunciati si riferiscono allo stesso oggetto poiché esso, lungi dall’essere un’entità dotata di identità stabile, è continuamente ridefinito dalle interpretazioni che lo riguardano, le quali a loro volta hanno differenti concezioni dell’oggetto considerato; né dal fatto che dietro agli enunciati presi in esame sia rintracciabile un medesimo stile, una medesima forma,e concatenazione degli argomenti, poiché modalità argomentative diverse possono caratterizzare enunciati appartenenti alla medesima famiglia; né del fatto che gli enunciati considerati presentino gruppi di concetti o temi ricorrenti, poiché concetti incompatibili tra loro ricorrono anche all’interno di uno stesso insieme di discorso e viceversa temi analoghi sono recuperabili anche in universi di sapere inconciliabili. Da qui l’esigenza primaria dell’archeologia foucaultiana di studiare proprio questi sistemi di dispersione.

Tratto da CRITICA CINEMATOGRAFICA di Nicola Giuseppe Scelsi
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