La riforma agraria del mezzogiorno - 1950 - :

Questa pagina è tratta da: Storia contemporanea (riassunto) di Gherardo Fabretti.

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La riforma agraria del mezzogiorno - 1950 -



La Calabria incarna una situazione a metà tra i prosperi risultati degli espropri in Maremma, con bonifiche e ripartizioni più eque, e i terribili risultati siciliani. Qui i contadini erano nelle mani del corrottissimo ente siciliano di assegnazione, l'Eras, che promise grandiosi progetti di irrigazione mai realizzati, assegnando terre a passo di lumaca e spendendo la maggior parte del denaro per mantenere l'esercito di amministrativi che lavoravano nella sede centrale di Palermo.
. La riforma fu senza dubbio il primo serio tentativo nella storia dello Stato unitario di modificare i rapporti di proprietà in favore dei contadini poveri. Nonostante ciò la riforma fu limitata e malamente attuata, soprattutto al sud, dove fu un'amarissima delusione rispetto alle aspirazioni dei contadini. La terra espropriata non fu sufficiente a soddisfare i loro bisogni, senza contare che una parte notevole di essa era già in loro possesso grazie alla legge Gullo. Una parte altrettanto cospicua dei fondi era inoltre composta da terreni che un tempo erano appartenuti al demanio, e che le varie amministrazioni comunali quasi subito iniziarono a reclamare come beni di antico e non ceduto diritto.Coloro poi che furono abbastanza fortunati da ottenere una piccola proprietà si accorsero spesso, soprattutto nelle zone più povere, nell'entroterra, che non c'era modo di renderle autosufficienti e che una gran quantità degli aiuti statali veniva dirottata altrove. Punto poi fondamentale, le leggi del 1950 toccarono solo un aspetto della riforma agraria, quello della distribuzione, ma non affrontarono discussioni cruciali come la riforma dei patti agrri, il piano nazionale di bonifica, i salari migliori e le migliori condizioni di lavoro per i braccianti.Le confische delle terre e la loro redistribuzione su basi individuali ad una fascia selezionata di coltivatori diretti, ristabilirono nel meridione la legittimità dei rapporti tradizionali di proprietà, spezzando quei tentativi di aggregazione e cooperazione che, pur con tutti i limiti, erano stati i motivi ispiratori delle agitazioni contadine del 1944 – 1950. Le occupazioni di terre che mobilitavano interi paesi rurali videro rapidamente la fine, ad eccezione di alcune aree della Sicilia. I valori di solidarietà, sacrificio, egualitarismo, come i tentativi di sconfiggere familismo e sfiducia, vennero definitivamente emarginati. Nella successiva storia del Meridione, non si incontrerà più un analogo tentativo di costruire un ethos politico così alternativo. Quella del 1950 fu una sconfitta di dimensioni storiche, che determinò i valori della vita meridionale contemporanea.Dall'altra parte, la riforma agraria costituì una parte importante della strategia generale che doveva assicurare alla DC il potere nel Mezzogiorno agricolo. Questa strategia non fu pianificata ed eseguita in base a qualche progetto prestabilito ma fu piuttosto il frutto di una serie di risposte contingenti che rivelavano tuttavia una sottostante unità d'intenti.È pur vero che gli avvenimenti del 1950 dettero il colpo di grazia al vecchio blocco di potere agrario nel Meridione. Parecchi latifondisti si rivolerso ai partiti di estrema destra e molti decisero di vendere tutta la terra, preferendo investire nelle speculazioni edilizie dei capoluoghi in via di sviluppo come Cosenza e Agrigento.La DC al sud mollò il vecchio sistema di alleanze basato sul dominio della terra e passò ad uno basato sul controllo delle risorse dello Stato. La Coldiretti di Paolo Bonomi assunse un ruolo sempre più centrale nell'amministrare i contributi statali per le zone agricole e nel 1954, grazie alla loro pressione, la Camera approvò una legge che estendeva la pensione anche ai coltivatori.A differenza dei tentativi comunisti di riunire i contadini attorno ad un programma di cooperazione ed egualitarismo, Bonomi realizzò un associazionismo cattolico che esaltava le famiglie contadine individualmente intese e le loro proprietà, garantendo nello stesso tempo la protezione dello Stato. Alla fiducia comunista in un'azione dal basso come mezzo per modificare in profondità la situazione nelle campagne, la DC rispose attuando una riorganizzazione e un riorientamento dall'alto, facendo della riforma agraria un elemento capitale nella strategie del consenso, basata sull'uso e l'abuso del potere statale.
Nel 1950 il governo istituì pure la Cassa per il Mezzogiorno, decisiva in seguito per lo sviluppo economico a lungo termine al sud.

di Gherardo Fabretti