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Stile e forma di "L'orgoglio degli Amberson"



Meno virtuosistico rispetto a Quarto Potere, il film ha uno stile visivo e di messa in scena assai simile al suo illustre predecessore: l’uso del Piano-Sequenza, del grandangolo e della profondità di campo (anche sonora e non solo visiva, vale a dire la presenza contemporanea di più suoni e voci degli attori, che accavallano i dialoghi rendendoli difficili da distinguere, ma anche straordinariamente simili alla vita reale, una tecnica già adottata in Quarto Potere) rimangono straordinari e coerenti con la poetica wellesiana, nonostante il cambio di direttore della fotografia rispetto al film precedente. Allora a curare la fotografia di Quarto Potere ci aveva pensato Gregg Tolland, in questo caso invece l’incombenza è affidata a Stanley Cortez.  
Il film inizia con uno sfondo nero e sentiamo la voce di Welles che ci introduce a ciò che stiamo per vedere. Solo dopo tale introduzione verbale, vediamo le prime immagini: il quadro ha delle sfumature ai bordi dell’inquadratura che ricordano molto la fotografia. Il film inizia, visivamente, inquadrando un’epoca vicina alla sua fine. Emblematica è l’immagine della casa degli Amberson, una famiglia aristocratica, ma appartenente ad una classe sociale che è destinata ad essere sconfitta e cancellata dalla storia. La grande casa degli Amberson ricorda, seppur in scala minore, la magnificenza di Xanadu dove Charles Foster Kane finiva i suoi giorni vagando solitario, aspettando la sua fine. Qui la fine è già in atto, ma coloro che ne sono coinvolti non se ne rendono conto.
Passa una carrozza a cavalli (il progenitore dei nostri tram) che si ferma, sentito il richiamo di una donna dalla finestra di una casa. I passeggeri scendono dalla carrozza intanto che aspettano la signora che sta per raggiungerli.

Tratto da "QUARTO POTERE" E IL CINEMA DI WELLES di Marco Vincenzo Valerio
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