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La valutazione a distanza

La valutazione a distanza    


Valutare a distanza i risultati di una terapia è indubbiamente un’operazione complessa, spesso incompleta o disattesa. Per fare un follow-up vanno usati gli stessi criteri che hanno guidato le nostre operazioni mentali nel corso del processo terapeutico. Dovremo cioè vedere se e in che misura è mutato per il paziente e per la famiglia il significato relazionale dei sintomi, come si è modificata la configurazione relazionale familiare e lo spazio personale di ciascuno, in quale misura la famiglia è riuscita a ritrovare una dimensione temporale dove è possibile vivere il presente, senza sentirlo come una ripetizione del passato o uno schema obbligato per il futuro.    
Se la famiglia ha recuperato fiducia nelle sue risorse interne e le ha usate concretamente, superando l’impasse che l’ha portata in terapia, allora l’impasse viene utilizzata produttivamente e, integrandosi con elementi nuovi, si tramuta in occasione di crescita: il gruppo diventa cosi un potenziale “laboratorio relazionale” dove si sperimentano rapporti, funzioni e modi di essere differenti.    
Oltre che a come interpretare i cambiamenti, bisogna chiedersi quando rivedere (o almeno raccogliere informazioni telefoniche) la famiglia per un follow-up: l’intervallo tra la fine delle sedute e il follow-up si è andato progressivamente allungando fino a un periodo di 2-3 anni.     Perché:
La scissione del sistema terapeutico non avviene in modo brusco e definitivo: si tratta di un processo di separazione che avviene in tempo lunghi con un progressivo dilatarsi degli intervalli tra le sedute, cosi che si potrebbe quasi dire che il termine della terapia è già di per sé una sorta di primo follow-up.    
E’ possibile che alla fine dei 2 anni di terapia venga preventivamente fissato un appuntamento a 6-8 mesi spesso collegandolo a qualche prevista scadenza evolutiva della famiglia(nascita, trasferimento..).    
In altri casi il primo incontro di follow-up a distanza di qualche mese può essere progettato per rinsaldare i cambiamenti già avvenuti nel corso della terapia.    
In altri casi la data dell’incontro può essere lasciata volutamente aperta, es. “non appena spunterà un nipotino”, incoraggiando uno spostamento generazionale.    
Il follow-up rappresenta la continuazione sottile di una terapia, in cui gli intervalli tra gli incontri si sono andati via via dilatando, diventando essi stessi spazio terapeutico. Infatti da follow-up effettuati a distanza con molte famiglie è risultato che le immagini create in seduta e ivi rappresentate tramite oggetti metaforici o azioni drammatiche hanno una notevole capacità di peristenza e di riverberazione, nettamente superiore a quelle prodotte da scambi e comunicazioni verbali.    
Secondo gli autori, in ciascun individuo esisterebbero un luogo  di deposito mentale e un tempo di elaborazione degli stimoli significativi introdotti dalla terapia. Tali stimoli potranno produrre nei singoli individui cambiamenti esterni, sia sul pian comportamentale che a livello fisico, che porteranno a una riorganizzazione emotiva dell’intero gruppo familiare. Variazioni di rapporto e di funzioni interpersonali potranno riflettersi anche in cambiamenti ambientali (es. nuovi mobili, colore pareti, trasferimento..).    
Osservando a fondo, il cambiamento più significativo è avvenuto per ciascuno a livello cognitivo, in modi e tempi differenti. E’ la rappresentazione mentale di sé e degli altri che si è andata via via modificando, producendo trasformazioni importanti nel mondo dei valori della famiglia, cioè nell’insieme dei significati cognitivi ed emozionali attribuiti da essa alla realtà in cui vive.        
Un’altra modalità per tenere attiva la terapia anche dopo la scissione del sistema terapeutico consiste nel consegnare alla famiglia oggetti carichi di significati metaforici e di implicazioni emotive sia per il paziente che per i suoi familiari (es. la carta da gioco, la crazy ball..).    
Su un certo piano gli autori sono sempre più convinti che la terapia cominci proprio nel momento in cui finisce, ovvero che il periodo più fertile e produttivo per l’instaurarsi di un processo di cambiamento nella famiglia abbia origine proprio con il distacco e l’elaborazione successiva della separazione da parte di quest’ultima nei confronti del terapeuta.        
Il distacco fisico favorisce la continuazione del rapporto terapeutico a un livello più astratto e più mediato: se il terapeuta è stato un elemento di connessione importante nella ricostruzione delle realtà familiari, egli rimarrà presente e attivo: sarà cosi incorporato in quelle immagini e in quegli oggetti che hanno prodotto un maggiore impatto emotivo nel gruppo.

Tratto da TEMPO E MITO IN PSICOTERAPIA FAMILIARE di Antonino Cascione
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