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La figura dell'autore in campo critico

La figura dell'autore in campo critico




Ma senz’altro lo schema personificante attualmente più impiegato in campo critico è quello che investe la figura dell’autore, che ha continuato a mantenere una sua forte presenza e generalizzata operatività: quasi automatica e naturale, ovvero agguerrita quanto ingenuamente ancorata alle teorizzazioni della politica degli autori. L’autore rappresenta nel discorso sul cinema un oggetto di dubbia consistenza teorica ma di indubbio valore euristico.
Esigenze di base – antropologiche, cognitive o di altro tipo – sono senz’altro all’opera da subito anche all’interno della fase aurea della politique. Oggi si è propensi a valutare quel periodo con atteggiamenti contrastanti: da una parte non può sfuggire il fatto che si è trattato di un vero e proprio cambio di paradigma all’interno degli studi cinematografici; dall’altra parte si è insistito giustamente sul fatto che l’insieme di credenze legate alla politique ha facilmente conquistato un posto dominante all’interno dell’istituzione e che questa rapida assimilazione è avvenuta sulla base di una serie di continuità concettuali con tradizioni di pensiero consolidate.
La mossa di considerare il film in relazione ad un’entità creatrice il più possibile unificata ed autocoscienze era da un lato una mossa innovativa perché si trattava di introdurre una nozione storicamente determinata in un campo nuovo e per di più apparentemente del tutto inadatto ad ospitarla; dall’altro lato era un gesto che non consisteva in nulla di più che applicare ad una serie inedita di esperienze – da legittimare come artistiche – la figura concettuale che aveva dominato le altre arti da almeno un secolo: il modello standard dell’artista romantico. E la politique rifiutando sia il limitarsi allo studio della vita del filmmaker, sia di subordinare la comprensione dell’opera alla comprensione del vissuto rimosso del regista, sembrava proprio scegliere la terza via delle tipologie di approccio alla figura d’autore per la tradizione romantica – ovvero, uno sguardo che leggesse il lavoro per trovare in esso l’autore.

Tratto da CRITICA CINEMATOGRAFICA di Nicola Giuseppe Scelsi
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