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Intreccio, fabula, ordine e durata


La storia è soggiacente al piano espressivo, la qual cosa comporta che nel passaggio dalle strutture formali a quelle di superficie sussitano delle trasformazioni dovute proprio alla messa in discorso. Gli eventi da raccontare vengono trasposti sul livello discorsivo attraverso un intreccio ovvero in una composizione dei fatti, la quale non deve necessariamente rispondere alla logica cronologica e causale della storia. Mentre la storia, la fabula prevede gli eventi in una successione e in una temporalità naturale, nel discorso questi possono essere riorganizzati nell’intreccio a piacere dell’autore. In particolare, possono variare l’ordine e la durata degli eventi e della loro narrazione. Per quanto riguarda l’ordine, sul piano del discorso si può seguire il normale corso della storia (sincronico) oppure procedere in maniera anacronistica attraverso analessi e procelessi, più generalmente definite dalle tecniche cinematografiche flashback e flashforward nonché di sillessi, una forma di acronia in cui non vi è nessuna relazione cronologica tra storia e discorso ma un’associazione vaga, causale o basata su altri criteri non temporali quali la vicinanza spaziale, la logica discorsiva e così via. La durata riguarda la relazione tra il tempo naturale che occorre per il procedere di un evento e quello che la storia decide di rappresentare. La durata prevede quattro possibilità di rappresentazione: a) ellissi: il discorso si ferma anche se il tempo continua a passare: possono essere cancellate ore e giorni relative allo sviluppo di una stessa frase, così come si possono omettere intere frasi quando questa non incide sullo svolgimento generale dei fatti; b) riassunto: il discorso è più breve degli eventi della fabula, si assumono in un tempo minore rispetto a quello reale; c) estensione: il tempo del discorso è viceversa più lungo, effetto reso attraverso delle lunghe pause che possono riguardare dettagli descrittivi nello scritto o effetti ralenty nel cinema; d) scena: storia e discorso hanno una durata relativamente uguale, come in un dialogo o in una scena girata in un piano sequenza.

Tratto da SEMIOTICA E COMUNICAZIONE di Niccolò Gramigni
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