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La didattica autobiografica


La narrazione autobiografica nella formazione degli operatori può prevedere momenti iniziali, ma anche il costante intreccio, durante l’esperienza formativa, con i contenuti e i metodi che vengono progressivamente proposti. In questo senso, la narrazione autobiografica si pone come modalità didattica che attraversa l’intera esperienza formativa, sino a giungere alla valutazione dell’esperienza stessa.
È un mettersi nei propri panni che può fornire alcuni elementi per comprendere meglio la trasgressione dell’altro, anche la trasgressione di norme che (nella percezione sociale e/o dell’operatore) sono pregne di “buon senso”.
L’autoriflessività autobiografica non implica l’individuazione automatica dei metodi operativi per intervenire nei confronti dell’altro.
La ricostruzione della propria storia non serve quindi a identificare e separare le pratiche educative “buone” dalle pratiche educative “cattive”: ciò costituirebbe una tra le molte possibili presunzioni pedagogiche che l’educatore reale, cioè l’educatore imperfetto, non può permettersi.

Tratto da L’EDUCATORE IMPERFETTO di Anna Bosetti
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