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Le principali tipologie di diagnosi: Monotetiche-Politetiche-Prototipiche


La diagnosi monotetica identifica un gruppo di criteri specifici per disturbo, ed implica che, per fare diagnosi di quel disturbo, tutti i criteri debbano essere soddisfatti: un disturbo è inteso come un insieme specifico di tratti o caratteristiche. La diagnosi politetica implica che, per diagnosticare un dato disturbo, deve essere soddisfatto un certo numero di criteri stabiliti: un disturbo è inteso come un'entità rappresentata da un insieme di caratteristiche specifiche, ma suscettibile di più di una presentazione clinica. La diagnosi prototipica vuole che sia il grado di sovrapposizione o somiglianza complessiva tra la descrizione di un prototipo di disturbo e la presentazione clinica del paziente a determinare la misura in cui quel paziente presenti o meno quel disturbo: si suppone che la manifestazione completa di un disturbo sia molto rara, e che i disturbi contemplati dalle nosografie sono in verità “tipi ideali”. Ognuna di queste logiche presenta limiti specifici: la monotetica è piuttosto rigida, la politetica rischia di attribuire la stessa etichetta diagnostica a presentazioni cliniche anche molto diverse fra loro, e la prototipica spesso implica una maggiore dose di soggettività nella valutazione.


Tratto da LA DIAGNOSI IN PSICOLOGIA CLINICA di Salvatore D'angelo
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