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Cultura della paura e paranoia in USA



Qui subentra il concetto di cultura della paura. Dovrebbe far riflettere il fatto che i casi di cronaca nera sono diminuiti, ma che lo spazio che gli viene dato nei mezzi di comunicazione è sempre maggiore (il sospetto è sempre l’uomo di colore, ripreso a terra, avvinghiato al poliziotto, come nelle serie tv). Conseguentemente una cultura della paura così diffusa è dovuta all’influenza dei media sul pubblico.
Nel film Moore ricorre ad una divertente sequenza animata che ci spiega che la rivoluzione armata è sempre stata all´origine della storia americana Quindi forse gli americani vivono nel terrore di essere sterminati, sin dai tempi dei Padri Pellegrini. Conseguenza: si difendono sterminando.
Ma perché l'America ha avuto e ha sempre tanta paura di se stessa? Che cosa sta succedendo? Perché l’America ha perso il controllo? Perché è sempre alla ricerca di nemici dentro e fuori casa? Queste le domande poste dal documentario.
Inoltre oggi la psicosi della paura e della violenza è legata al senso di inadeguatezza e non accettazione che accompagna la vita sociale di molti americani, ossessionati da modelli irraggiungibili. Ed è alimentata ogni giorno dai mass media con i bollettini di cronaca nera,  da una politica estera basata sull’attacco e da un Presidente, a detta del regista, pronto a inseguire cattivi in tutto il mondo e ad annientarli, alimentando così la paranoia collettiva contro idee non conformi alla normalità americana. “E”, sono parole dello stesso Moore, “qual è la cosa peggiore che si possa fare ad un paranoico? Dare corpo alle sue paure!”. Qui si inserisce l'11 settembre.

Tratto da "BOWLING A COLUMBINE" E "ELEPHANT" di Laura Righi
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