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Il Fantasma della libertà - Luis Bunuel -


Inizia con un prologo. Anno 1808, assistiamo alla fucilazione di patrioti e di un ufficiale profanatore di tombe. Poi si passa al presente, ed ecco un uomo che mostra a due bimbe foto ""oscene"" dei monumenti di Parigi, un assassino messo in libertà, la repressione di una manifestazione che inneggia alle catene... Altro graffiante, irriverente e acre capitolo della satira di Buñuel contro istituzioni, credenze, modi di comportamento e vuoti rituali della società occidentale. Ecco che le grandi matrici del cinema del maestro spagnolo (surrealismo e humour, irrazionalità e anarchia, fede e agnosticismo) si mescolano in un film a episodi che affresca un mondo assurdo, rovesciato, colto attraverso una serie di aneddoti paradossali: i patrioti che muoiono inveendo contro la libertà a cui danno la vita, lo scandalo per le cartoline porno che in realtà raffigurano innocui paesaggi e monumenti noti a tutti, il raffinato pranzo condotto in punta di forchetta che si trasforma in un fenomeno di evacuazione collettiva. Si tratta di un tripudio dell'assurdo che si chiude su un'immagine tanto insignificante quanto simbolica: il primo piano di uno struzzo. Il fantasma della libertà è uno dei film più criptici e visionari di Buñuel, che procede per libere associazioni e strutture mentali. Il gioco delle concatenazioni è assolutamente casuale: inutile cercare di entrarci dentro e scardinare logicamente il meccanismo.  Questi film, per quanto concepiti nel contesto di un lungo peregrinaggio tra Spagna, Francia, Messico e nuovamente Francia e Messico, manifestano una unità di fondo nella loro diversità, che è straordinaria. Bunuel è uno degli artisti insuperabili di questo secolo.

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