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Modelli funzionalisti


Il termine "funzionalismo" nasce negli anni 30, utilizzato in un primo tempo da etnologi e antropologi come Malinowski e Radcliffe-Brown. In accordo con quanto sostiene la biologia in riferimento alle diverse parti di cui è composto un organismo, le scienze sociali vogliono individuare la funzione che la cultura svolge nello stabilire e mantenere il sistema sociale.
Malinowski è Radcliffe-Brown proponevano versioni diverse del modo in cui questo esito veniva raggiunto. Malinowski sosteneva che la funzione della cultura consiste nel soddisfare i bisogni fondamentali degli individui membri del gruppo (nutrizione, protezione, riproduzione biologica); Radcliffe-Brown pensava che, invece, tale funzione si raggiungesse non soddisfando i bisogni individuali, ma conservando la struttura sociale complessiva. La prospettiva di Radcliffe-Brown segue quella di Durkheim, che aveva sottolineato la funzione integrativa della religione, perché rafforza i legami che collegano l'individuo alla società di cui è membro. I simboli sono indispensabili al mantenimento dell'ordine sociale, in quanto sono sia forme di comunicazione di idee sentimenti che strumenti di regolazione sociale.
Nel modello funzionalista sono compresi sia Parson che Merton, che presentano due modi diversi di intendere il termine funzione. Parson, metà anni 50, facendo riferimento alla sua posizione col termine “struttural-funzionalismo”, cerca di stabilire una relazione tra il sistema dei valori e la struttura sociale. Merton distingue tra "funzione manifesta" e "funzione latente", slegando l'idea di funzione da quella di finalità; osserva, riprendendo le analisi antropologiche sul rituale, che se l'effetto di un rito non viene raggiunto non significa che il rito non abbia prodotto alcun effetto. Le sue funzioni possono essere latenti, cioè avere delle conseguenze oggettive, ad es la danza, la cui funzione latente è quella di riunire il gruppo in una situazione difficile.
Il funzionalismo ha esercitato molta influenza sul pensiero sociologico e antropologico contemporaneo, e ha orientato numerose ricerche svolte a spiegare non tanto la cultura in generale, quanto singoli aspetti di essa, con dei risultati soddisfacenti. È stato mostrato ad es, che il valore attribuito da molte popolazioni alla terra e al suo possesso, dipende dal suo rapporto funzionale con l'economia locale: esso è presente nelle comunità dedite all'agricoltura, mentre è assente nelle società di cacciatori-raccoglitori.
Sono state anche fatte alcune obiezioni di fondo al modello funzionalista. In primo luogo è stato fatto notare che si tratta di un tipo di spiegazione che non tiene conto del significato che le azioni hanno per il soggetto che le compie; le spiegazioni funzionali, infatti, concepiscono la cultura come un insieme consensuale, legato ai benefici collettivi che procura, mentre il soggetto è inteso come sottomesso dalla cultura a cui passivamente si conforma (intossicato dalla cultura). Una seconda obiezione riguarda il tipo di spiegazione: anche se una norma sociale genera un beneficio collettivo, questo non spiega perché essa esiste.

Tratto da SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI di Manuela Floris
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