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Richieste del paziente: punta dell'iceberg


Quando qualcuno varca la soglia del vostro studio, qualunque sia il setting , anche la richiesta più piatta può sempre avere un valore eccedente il mero risultato apparentemente richiesto. Ciò che viene chiesto – di andar meglio, che le cose cambino, che il ragazzino obbedisca... – in qualche modo è la punta emergente di un iceberg.
Noi lasciamo essere iceberg ma lo tratteremo con un po’ più di riguardo se pensiamo che ha tutto uno spessore che può anche essere piuttosto pericoloso.
C’è una dignità in quello che ci viene richiesto, che va ben al di là della richiesta di aiuto in sé: noi possiamo vedere la domanda a noi che riguarda non l’oggetto chiesto ma il soggetto che chiede.
Non si tratta di rifiutare di ascoltare i bisogni che vengono indicati, è ovvio; rispondere della domanda noi lo facciamo attraverso la domanda, quindi attraverso l’articolazione anche dell’aspetto transitivo: Il nostro problema è che dentro quel “Voglio qualcosa” c’è l’interrogativo sul “Chi sono io che voglio?”.
E’ chiaro che è difficile in quanto è difficile svuotarci dalla dimensione della risposta.
Noi amiamo rispondere all’altro - noi nevrotici voglio dire - ci piace essere di soddisfazione: sottrarci alla domanda di soddisfacimento dell’altro non è una cosa naturale, ma che senz’altro deve essere sostenuta da una formazione specifica.

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