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Definizione della forza di un legame TIES


Una rete, comunque venga considerata, è quindi fondamentalmente un insieme di legami. È evidente che in ogni analisi di rete assumono il senso, la qualità, il tipo di tali legami » in definitiva la loro FORZA. 
Gli elementi che indicano la forza di un legame sono due (si utilizzano le categorie introdotte ed utilizzate da MORENO): 
1. FUNZIONALE tutto ciò a cui il legame può servire a livello pratico 
2. AFFETTIVO ciò che è compreso nel mondo degli affetti e dei sentimenti, in chiave positiva e/o negativa. Questa seconda categoria è ovviamente fortemente caratterizzata in chiave psicologica ma di assai difficile definizione » HEIDER li ha compresi sotto il termine di LIKE o DISLIKE. 
Al di là dei tentativi di quantificazione spesso molto sofisticati quanto poco utilizzabili, l’idea della forza di un legame appare molto chiaramente quando si pensa ad esemplificazioni ben note, provenienti in parte dalla psicologia ed in parte dalle scienze sociali sono forti i legami madre/bambino, quelli familiari in generale (che sono insieme funzionali ed affettivi), mentre sono deboli quelli tra un cliente ed un negoziante… 
Si è spesso insistito sulla forza o sulla debolezza dei legami interpersonali nell’ambito di un gruppo, di una organizzazione sociale, di una comunità, sottolineando la positività dei legami forti sia a livello sociale sia a livello personale. I legami forti sarebbero quelli che per un verso costituiscono, a livello della persona, le fonti del sostegno possibile, dell’aiuto, del riconoscimento sociale, in una parola del suo “star bene”. A livello di comunità sarebbero quelli che depongono per una valida coesione, per una positiva soluzione dei conflitti ed integrazione dei vari soggetti. Quest’ottica è sicuramente convalidata da molti studi di ordine macrosociale e microsociale » basti ricordare i lavori sui gruppi di Lewin e della scuola. È tuttavia anche un’ottica parziale che, soprattutto in chiave di comunità, rimanda ad antiche visioni di stampo idealistico (la comunità rurale, ad esempio) che male si adattano alla vita contemporanea. Anche a proposito del gruppo vale la pena di ricordare che un gruppo fortemente coeso a livello affettivo rischia di diventare un gruppo chiuso in sé, incapace di proiettarsi sull’esterno e suscettibile di entrare in profonda crisi in presenza di eventi imprevisti. Gruppi o comunità di questo genere sono inoltre quelli che esercitano un controllo normativo spesso opprimente, in cui episodi di mancato adeguamento alle tradizioni vengono percepiti come devianze e come tali puniti. 
MARK GRANOVETTER “CONCEZIONE dei LEGAMI DEBOLI” [1973]: 
Definizione della forza di un legame TIES Secondo l’autore la forza di un legame sarebbe data dalla combinazione di TEMPO, INTENSITÀ, EMOZIONI, INTIMITÀ e SCAMBIO di SERVIZI che caratterizzano un legame. Pur avendo ogni singolo elemento una certa autonomia, l’insieme di questi elementi è correlato. È evidente, infatti, come il trascorrere molto tempo con una persona porti a creare le condizioni relative agli altri tre aspetti. Così come è evidenziato dalla constatazione che il nutrire una forte intensità emozionale con una persona porti a ricercare le occasioni per trascorrere più tempo con la stessa e così via. 
Obiettivo Riscontrare possibili connessioni tra i legami interpersonali e le strutture relazionali più complesse, al fine di analizzare il modo con cui le INTERAZIONI di MICROLIVELLO (di piccoli gruppi, ad esempio) ed i fenomeni che interessano ASPETTI MACROSOCIALI (ad esempio l’organizzazione di una comunità) possano interagire ed esercitare reciproca influenza. Secondo questa prospettiva la rete sociale potrebbe configurarsi come una unità di interpretazione che permette di comprendere come interazioni di piccola scala possano tradursi in cambiamenti di più ampio raggio, e come questi, a loro volta, possano agire da feedback in gruppi di piccole dimensioni. Sebbene Granovetter non avanzi ipotesi di ordine psicologico, le sue osservazioni possono fornire, adeguatamente riparametrate, degli indicatori interessanti, o quantomeno dei suggerimenti, per successive ricerche o interventi anche in ambito clinico e di comunità. 
Tesi di fondo La rimozione di un LEGAME DEBOLE (o medio) rischia di rendere più difficile la possibilità di trasmissione, di apertura di relazioni, di trovare lavoro, di sperimentarsi in ruoli diversi, che non la rottura di un LEGAME FORTE. Inoltre, contrariamente a quanto spesso si è indotti a pensare, l’autore dimostra come i legami forti, favorendo la coesione della rete, possano portare ad una progressiva frammentazione e chiusura. All’opposto, i legami deboli possono rivelarsi elementi indispensabili per le opportunità degli individui e per la loro integrazione nella comunità locale. Questa tesi, apparentemente paradossale rispetto all’ottica tradizionale, viene formulata partendo dall’analisi del concetto di 
PONTE La linea che rappresenta la sola possibilità di collegamento tra due persone (punti) di due reti diverse. Vedi figura 9.4 pagina 350 Se A e B fanno parte di due reti diverse e che non rappresentano sovrapposizioni (solo A e B si conoscono), il collegamento tra A e B costituisce un PONTE in quanto ogni possibilità di contatto, comunicazione, connessione tra altre persone della rete di A e B passa necessariamente tra A e B. ovviamente se si creassero altre connessioni tra le due reti, il contatto tra A e B cesserebbe di essere “ponte”. Se il legame tra A e B è forte, è molto probabile che si instauri un legame (debole o forte) tra B e C, in cui C rappresenta una qualunque altra persona facente parte della rete di A. ciò significa che un legame forte difficilmente può essere ponte, mentre i legami deboli non soffrirebbero di tale limitazione senza per questo costituire necessariamente dei ponti. 
 
» STORIA della COMUNITÀ ITALIANA di BOSTON Studio di Gans ripreso da Granovetter per un’analisi la comunità, descritta come ben coesa, non era riuscita ad organizzarsi per contrastare un progetto di rinnovamento urbano che aveva portato alla sua dissoluzione. 
» Secondo Gans la dissoluzione è dovuta alla contrapposizione di culture all'interno della comunità ed all'esiguità della classe media, l'unica che potesse originare un leader. Secondo Granovetter, invece, la dissoluzione è dovuta alla presenza di cricche al suo interno. 
» CRICCA raggruppamento particolare di alcuni soggetti all'interno del gruppo. La cricca ha proprie regole e condotta, reagisce alla condotta del gruppo opponendo la propria. Le cricche non hanno rapporti all'esterno cioè non ci sono ponti, per cui la comunità si frantuma in molteplici cricche isolate. La cricca, nel gruppo, ha lo stesso senso che il gruppo informale ha in un’organizzazione (gruppo spontaneo, coeso, dotato di norme e regole). Granovetter constata che la comunità italiana di Boston era caratterizzata da un gran numero di cricche, ogni persona all’interno di essa non era collegata a nessun’altra all’esterno. Interpreta questo fatto come negativo perché, secondo lui, affinché un’iniziativa abbia successo a livello di comunità, non è sufficiente che essa si sviluppi all’interno di una cricca e sia semplicemente comunicata alle altre dovrebbe invece svilupparsi indipendentemente in ogni diversa cricca. Anche la fiducia in un determinato leader dipende in buona parte da contatti personali intermedi che possano garantire il suo meritare fiducia e la sua disponibilità in caso di bisogno. 
Importanza del contributo di Granovetter La teoria dei legami deboli con funzione di ponte e la tesi del loro ruolo nel contribuire all’organizzazione della comunità può essere particolarmente utile quando la psicologia deve intervenire in comunità di una certa ampiezza nelle quali DIVENGONO IMPORTANTI I RAPPORTI TRA I GRUPPI E NON SOLO TRA LE PERSONE Offre un valido contributo per formulare ipotesi in un’ottica revisionale fondata non tanto su variabili di ordine strutturale (classi, culture, ecc.) o individuale (motivazioni, capacità) ma sulla possibile ORGANIZZAZIONE RETICOLARE DELLA COMUNITÀ. Sul piano di eventuali interventi, tale possibilità revisionale sorregge un’azione diretta a favorire lo sviluppo di legami ponte al fine di contribuire all’organizzazione della comunità. 
Limiti Granovetter propone una sola variabile (la forza del legame), e di questo vengono presi in considerazione solo i legami positivi, senza analizzare la negatività in termini di vissuti, di molti legami. Inoltre non è ben chiaro da chi possa essere definita la valenza di un legame. Sappiamo, ad esempio, che molti legami non sono reciproci. Sappiamo inoltre quale importanza possano rivestire i LEGAMI di TIPO GERARCHICO che appaiono invece trascurati dall’autore, così come non sono considerati i cambiamenti nei vissuti spazio-temporali della rete. 
Nonostante questi limiti, alcuni dei quali riconosciuti dallo stesso autore, il contributo di Granovetter può aprire originali prospettive di lettura nel complesso campo delle reti sociali. 

Tratto da LA PSICOLOGIA DI COMUNITÀ di Ivan Ferrero
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