La residenzialità dei pazienti psichiatrici:

Questa pagina è tratta da: La riabilitazione psicologica nel disturbo mentale (riassunto) di Beatrice Segalini.

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La residenzialità dei pazienti psichiatrici

La residenzialità dei pazienti psichiatrici è una parte essenziale di un percorso riabilitativo.
Nella realtà degli USA le prime esperienze di progetti residenziali per i pazienti psichiatrici si sono diffuse quando è iniziata la progressiva riduzione degli ospedali psichiatrici che, a differenza dell'Italia, è avvenuta più per motivi di tipo economico che di tipo clinico.
Analizzeremo alcuni progetti “storici” di inserimento residenziale sviluppati negli USA.
Il modello più conosciuto è quello di Fountain House (1948 New York) sul principio dell'auto-aiuto. Gli interventi avvengono in situazioni di riunione informale (clubhouse) e coinvolgono ogni anno circa 1000 persone. Il programma comprende quattro strutture residenziali con personale di assistenza sulle 24 ore.
Il programma Fellowship House è orientato in generale a fornire assistenza a persone svantaggiate, tuttavia l'aspetto residenziale è molto presente. All'interno del programma sono stati individuati 5 livelli di soluzione abilitativa in base al livello di autonomia richiesta.
La Clubbhouse Residence è destinata ad accogliere le persone che provengono da altre strutture psichiatriche o da situazioni di lungodegenza. In una prima fase vengono accolti in una comunità residenziale con un alto livello di protezione (24 ore su 24), poi dopo un periodo di valutazione gli ospiti possono passare ad un'altra struttura residenziale orientata  ad un intervento riabilitativo, che ha il compito di far riacquistare un adeguato livello di funzionamento sociale agli ospiti. Un'ulteriore livello è la struttura The Manor che ha il compito di accogliere i pazienti che provengono da situazione di crisi acuta o di ricoveri in seguito a ricadute (pazienti orientati verso situazioni meno protette). Il contratto dura sei mesi ma può essere prolungato in base a progetti specifici. Le strutture a cui sono indirizzati i pazienti al termine del programma riabilitativo sono di due tipi: Supervised Apartments (appartamenti con 5 ospiti, inseriti in complessi residenziali, che ospitano anche un operatore che collabora con i pazienti nella gestione della casa e al recupero delle abilità personali e sociali, di solito dura un anno) e i Clustered Apartments (gli ospiti possono contare su una reperibilità degli operatori ma non sulla loro presenza stabile). Tutti i programmi sono a termine a parte i Clustered Apartments.

Il programma Threshold Bridge prende in carico in modo integrato tutti i bisogni del paziente, da quello dell'assistenza sanitaria, al lavoro, alla residenza. I programmi sono messi in pratica nella realtà sociale del paziente.
Il programma residenziale The Heights è gestito dagli utenti stessi. E' un programma condominiale in cooperativa presso il centro di New York  che si occupa dell'integrazione dei pazienti psichiatrici nell'ambiente sociale e li utilizza per la gestione del condominio.
Un tipo di esperienza completamente diversa come storia e filosofia di intervento è la pratica dell'affidamento eterofamiliare di pazienti psichiatrici adulti. Le caratteristiche di queste colonie familiari sono: l'elevata concentrazione di pazienti in un unico villaggio (fino a 1000), la gestione puramente assistenziale (i pazienti hanno una camera e vengono accuditi, non partecipano in modo sistematico alla vita di relazione della famiglia e dell'ambiente), la tipologia prevalente è di pazienti anziani con una lunga storia di ospedalizzazione, sono possibili più inserimenti in un unica famiglia, a volte vi è un'integrazione con un ospedale psichiatrico vicino.
Nel corso del tempo l'affidamento familiare è diventato una forma di intervento terapeutico.
Una delle esperienze più articolate è quella francese di Contadour, che ha le seguenti caratteristiche: i pazienti sono in prevalenza giovani, l'affidamento è temporaneo e orientato all'autonomia o al ritorno a casa, esiste un forte sostegno dell'equipe alla famiglia, i pazienti sono tutti seguiti con un trattamento psicoterapeutico individuale.
In Italia esistono situazioni individuali ed episodiche di affidamento familiare, ma nessuna convenzione, anche perché non è previsto come istituto dalla vigente legislazione.
Il problema della residenzialità psichiatrica in Italia è dovuto al loro scarso radicamento sul territorio e alla carenza di legami con la realtà sociale e lavorativa circostante.
 La differenza fondamentale sta nella scelta del tipo di residenzialità: interna al Dipartimento di Salute Mentale (DSM) e una residenzialità esterna gestita da privati in vario modo collegati al servizio sanitario. Le due soluzioni differiscono soprattutto per l'organizzazione del personale: nel DSM il personale è dipendente dal DSM e garantisce una continuità dell'intervento in collegamento con quanto fatto dalle precedenti agenzie terapeutiche, nella residenzialità esterna il personale è indipendente dal DSM e realizza così una nuova presa in carico. La struttura residenziale interna al DSM può avere una minore efficacia immediata, in quanto le situazioni stressanti (ad es. I conflitti familiari) restano presenti nella vita del paziente, però in compenso non vi è la perdita delle risorse di cui il paziente eventualmente dispone nel suo ambiente (amici, parenti, familiari ecc..).
Infine la continuità terapeutica permette di non sospendere per lunghi periodi eventuali progetti d'inserimento lavorativo e di monitorare con maggiore precisione anche l'aspetto farmacologico.
Dal punto di vista degli operatori il vantaggio di una situazione esterna al DSM è la possibilità dell'equipe di iniziare con il paziente un progetto nuovo (separazione dal passato, sperimentare nuovi modelli di rapporto e di trattamento). Il rischio è di avere a che fare con una persona “ridotta”, che presenta di sé solo alcuni aspetti e di cui spesso non si ha una memoria storica.

di Beatrice Segalini
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