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Testimonianza di Franco Borgogno in merito alla mancanza di conclusione al percorso psicoanalitico

Testimonianza di Franco Borgogno in merito alla mancanza di conclusione al percorso psicoanalitico

Questo libro è una testimonianza del mio modo di essere psicoanalista in questi 10-15anni. Si tratta di un percorso che non ha una conclusione se non provvisoria perché come scrivono i poeti è l’andare l’essenza stessa di un cammino compiuto e non la meta raggiunta. Chi ha fatto un percorso d’altronde voltandosi indietro non vede più lo stesso cammino perché non è più lo stesso viaggiatore; vi era tornato sopra avviando una nuova esplorazione;

Come è arrivato alla scelta di questo mestiere?
La mia famiglia non era attenta ai bisogni dei bambini e degli adolescenti ho sempre pensato che qlc avrebbe potuto un giorno capire le mie aspirazioni e le mie paure; nonostante la disperazione ho serbato questa speranza: e quindi intorno ai 17anni(quando divenni un avido lettore) riconobbi nella psicoanalisi il luogo dove avrei trovato quel qlc, qlc in carne ed ossa a differenza di qnt era proposto dai miei genitori che si erano sempre affidati alla provvidenza a qlcs di trascendentale;
Il mio primo analista non è stato per niente un modello di ascolto sul piano emotivo e verbale ma piuttosto misterioso e silente, ma io h conservato questa fiducia e mi sono spinto a trovare qlc che mi desse quelle risposte che non era stato in grado di darmi; capii con cos’era l’acting out del pz favorito dall’analista; ma ci sono stati anche aspetti positivi: la sua assoluta non interferenza con i miei programmi e il lasciarmi autonomia. Contrasto con la mia famiglia che invece mi vedeva già la vita programmata e che voleva mi conformassi ai loro modelli; ho proceduto poi da solo fino a quando non ho incontrato nel mio secondo analista una persona in carne ed ossa: descrivendomi già come un buon vino il Barolo Borgogno mi indicò subito come è importante ricevere credito x ogni bambino x giungere a credere in se stesso; 
Già da piccolo facevo il maghetto, psicologo in erba: il mio gioco era indovinare cosa vi fosse nelle menti altrui e nel cuore; un gioco doloroso perché qnd uno fa un gioco simile si sente solo e sente gli latri lontani

La vede come una professione o come la realizzazione di una vocazione?
Per me è stata una sorta di chiamata dal preconscio preannunciata da un sogno. Quando ero adolescente decisi di intraprendere un’analisi sapevo, non sapevo come quella sarebbe stata l’occasione della mia vita. Non basta però solo la chiamata o l’essere predisposti e curiosi all’ascolto altrui; è importante il confronto con l’altro che ti indichi come percorrere la tua via e ti sostenga nel tuo progetto; è dunque fondamentale l’incontro con qualcuno più saggio per comprendere le reazioni altrui alle tue parole, e il dialogo con i tuoi pari. Il mestiere di analista non lo si apprende da soli; come gli altri reagiscono a te come tu reagisci agli altri, solo dopo aver costruito questa base arrivi a te stesso e allora devi compiere le scelte in solitudine assumendoti le tue responsabilità; ricordandoti che puoi chiedere aiuto se sei in difficoltà.

Quali sono i libri che più han contribuito alla sua formazione?perchè?
Amo molto leggere e sono interessato a come altri la pensano. A prescindere dal mio amore per la poesia, romanzi autobiografie, l’autore più frequentato è Freud (conoscere sua eperienza emozionale con i pz, timori ansie)arrivando a trattarlo come un compagno di corso sentendomi sollevato per i dubbi che avevo, perché anche lui aveva incontrato difficoltà; Anche la Klein perché era molto lontana da mee mi incuriosiva seppur la percepissi stramba; i bambini erano sicuarmente sin da piccoli interessati al loro funzionamento dei genitori, ma ne per la spinta sessuale come sosteuto da Freud, ne’ per il sadismo Kleiniano. Ferenczi perché lo trovavo molto simile a me; Bion schizioide e astratto che però era molto sincero come F. Heimann che ha fatto uno straordinario percorso di crescita capace di ricredersi e cambiare idea; Racker per il suo interesse per la risposta emotiva dell’analista, Winnicot, Bollas(deriva da guru non apprezzata, per scrivere bisogna farsi capire;

colleghi in carne ed ossa?
Franco Ferrandini il mio secondo analista devo a lui l’avermi insegnato cos’è l’ascolto dei pensieri e libere associazioni, cosa vuol dire infondere fiducia e speranza; e quanto sia importante la propria storia personale e quanto sia spendibile se integrata e consapevole; è stato grazie a lui che ho capito come mia madre e padre fossero vivi e operanti dentro me nel mio affrontare il mondo(bisogna conoscere loro storia, loro fragilità solo così si può superare narcisismo che non ci consente di porci in connessione con loro) 
I miei supervisori da cui ho imparato a non accontentarmi e rispondere alle domande, all’essere paziente.
E altri più anziani e i gruppi di pari.

Nel suo complesso bagaglio professionale, teorico e tecnico che cosa riconosce come suo?
-L’attenzione all’onda relazionale in cui si inseriscono parole e silenzi(come la valutazione cambia se -ciascuna seduta vista non isolata ma all’interno di una relazione tipo/periodo)
-il non fermarsi all’hic et nunc e pensare che la relazione qui non sorge nell’immediato 
-pensare che l’analista quando sta zitto o parla meta-comunica cmq qlcs ansie, paure desideri timori addestriamo quasi il pz perché si conformi a noiai nostri modelli (importante comunicare, tu per me sei importante come io lo sono per te)
-il ruolo sul rovesciamento dei ruoli

Puo darci la sua personale definizione di psicoanalisi e psicoterapia?
L’analisi è una conversazione speciale al centro della quale c’è un ascolto responsivo che sa mettere in parole gli accadimenti della relazione emotiva che avvengono nella relazione analitica connettendoli alla vita del pz alla storia analitica e al mondo interno. L’analisi non può essere che lunga se si parla di riconfigurazione strutturale nel caso di un movimento psichico bloccato

C’è stato un momento nella sua carriera a cui ha pensato di cambiare mestiere?
No in concreto, solo a livello di fantasia, mi sono immaginato vita diversa e mestiere

Qual è secondo la sua esperienza il fattore essenziale della sua funzione terapeutica quello senza il quale tutto il resto non avrebbe efficacia?
-Una relazione speciale in cui si è disponibili nei confronti dell’altro di cui ci si cura e al suo servizio, della sua crescita; ribadisco che s tratta di una disponibilità emotiva, di diventare il pz di ammalarsi della sua malattia dopo averla subita sulla sua pelle di poterla riconoscere e poter così trovare delle soluzioni(come già Ferenczi sottolineava il pz non vuole buone interpretazioni, ma soprattutto sentire che l’analista vive sulla sua pelle il loro dolore e vi fa fronte
- qualità personali dell’analista: pazienza, perseveranza tenacia, fiducia nelle proprie capacità e nella possibilità di cambiamento; deve cmq mantenersi integro e vivo nelle situazioni difficili, esporre le sue difficoltà(non onnipotente) ma senza farsi abbattere[ non dobbiamo noi dare le chiavi al pz, ma aiutare lui a trovare le chiavi]

In psicoanalisi lo scarto tra prassi e teoria è sempre inevitabile? Pensa si possa colmare? Come spiega la presenza di diversi orientamenti?
Domanda difficile a cui rispondere, proverò a offrire qualche spunto che mi appare collegato. 
Delle teorie abbiamo sempre bisogno, per inquadrare i fatti clinici, è illusorio pensare di procedere senza, e poterne fare a meno; dobbiamo essere consapevoli delle teorie che usiamo quando ci troviamo a raccontare la nostra esperienza a qlc ma non dobbiamo usarle perché dovremmo presentare il materiale nudo e crudoe non ammantarlo con compiacenze nei confronti dei propri colleghi; quando però operiamo, le nostre teorie devono rimanere sullo sfondo non imporsi nel contatto con il pz; nel rapporto con lui dovremmo mettere a disposizione mente cuore pancia solo in qst modo potremmo trovare il modo per aiutarlo; quella risposta affettiva che Freud chiama associazione libera; senza il lavoro di connessione una che comporta che il materiale del pz venga lasciato sedimentare e non sia fatto oggetto di masturbazione mentale, eiaculando via il contenuto,  l’associazione sarebbe una dissociazione libera; tuttavia per leggere la propria risposta affettiva è necessario far riferimento a una teoria;
per quanto riguarda la diversità delle teorie e degli orientamenti teorici ritengo che qst sia dovuta ai diversi stili di analisi delle persone; qst non rappresenta un problema in quanto ogni punto di vista diverso può essere utile, a patto che le persone non abbiano la pretesa di essere portatrici di verità;
la teoria non è utile alla pratica o si? Entrambe. In Freud già si manifestava la contraddittorietà: aveva creato una teoria della cura bi-multipersonale ma che si basava su una teoria metapsicologica che andava in direzione opposta;

qual è la sua visione della vita? che rapporto può esserci trr questa e la sua concezione di terapia?
La mia è una concezione laica e non religiosa; a casa mia si parlava tanto di serenità e provvidenza ma non l’ho mai vista messa in pratica; non si provvedeva alle persone, ascoltando i bisogni personali; le cose sono cambiate con l’incontro con il mio secondo analista che mi ha ascoltato sin dal principio e mi ha aiutato a credere in me e ad aver fiducia nelle mie risorse: ho cominciato a credere nella provvidenza; questa esisteva ma derivava dalla farina del tuo sacco, dalle tue esperienze, dall’olio di gomito e dalle scelte che compiamo;
nel corso del tempo mi sono trovato a riflettere sulla fede: questa, la speranza e la carità soggiungono dall’impegno che ognuno ha profuso nella sua vita;

Si parla tanto di etica della psicoanalisi  ma secondo lei quale dovrebbe essere la posizione dell’analista di fronte all’etica?
Mi concentrerò nella mia riflessione sul problema etico in relazione alla psicoanalisi. Ho portato all’attenzione della comunità psicoanalitica il problema del dolore infantile e come qst sia stato per lungo tempo non visto; il motivo per cui ho sono stato colpito dal lavoro di F è che ha messo in primo piano il soccorso alla mente infantile denunciando quanta omissione accompagnava la nostra pratica clinica evidenziando al suo interno una sorta di commercio inconscio del dolore. L’omissione di soccorso è diventata dal mio punto di vista il principale problema etico; è importante quindi che si cerchino di migliorare le nostre capacità di soccorrere un’altra mente non solo a livello clinico ma anche teorico  quando formuliamo una teoria 

La psicoanalisi ha futuro?  
Gode e godrà di buona salute se sarà in grado di rettificare non solo qualche aspetto delle sue teorie ma saprà mettersi in gioco confrontarsi con le diversità e con lo sconosciuto e quindi con gli orientamenti teorici che non la pensano come noi, mostrando un po’ delle viscere e accogliendo ciò che può derivare dall’incontro con gli altri senza voler essere a tutti i costi i portatori della verità assoluta

Cosa vuol dire essere psicoanalisti nel XXI secolo?quali suggerimenti darebbe?
Tirarsi su le maniche e lavorare alacremente; e comunque la risposta dovrebbe venire da voi giovani; aramarsi di umiltà pazienza dedizione, aspettandosi che forse un guadagno arriverà solo dopo tanto tempo; aver fede speranza carità;
importante che gli psicoanalisti di oggi escano dalle loro stanze e si guardino attorno per vedere ciò che succede nelle loro comunità e al di fuori.

Tratto da LA SIGNORINA CHE FACEVA HARA-KIRI di Ivan Ferrero
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