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Il talento del condottiero da Giulio Cesare a Berlusconi

07/04/2006

Il talento del condottiero da Giulio Cesare a BerlusconiNon si tratta di maghi, né di uomini che hanno poteri sovraumani, ma si tratta di individui che hanno, o per propria virtù o per generosità della natura, amplificato comuni doti umane. Sono uomini che riescono a spingersi oltre il normale uso di queste capacità, riescono ad attingere più in profondità facendo emergere da sé maggiori risorse energetiche.
Il talento che qui si discute è quello di Giulio Cesare, di Napoleone e di Hitler. Uomini che non hanno avuto il potere per diretta discendenza, ma che dal nulla, in pochissimo tempo sono riusciti ad ottenerlo. E’ anche il talento di Mussolini che, si, favorito da un vuoto di potere, ha saputo condurre a sé la machiavellica fortuna e conquistare velocemente il potere. Tutto ciò è accaduto con il consenso e la volontà di un popolo. Questi uomini sono stati al potere perché acclamati e invocati dai loro popoli. Un’investitura popolare che, anche se inizialmente è solo in parte, a volte in minima parte, ben presto diventa la maggioranza.
Un uomo ottiene il potere in queste condizioni e riesce a stare al potere perché ha le capacità per farlo. Sono capacità di energia psicologica, di forza morale e spirituale. Hitler aveva un’istruzione ma non era un grande intellettuale, eppure trovò in sé l’energia e la forza di volontà di perseguire tenacemente i suoi obbiettivi, scavava dentro di sé e trovava le motivazioni profonde che lo portavano ad abbattere ostacoli e barriere. Una forza di volontà umana impressionante, un’energia travolgente che irretiva chiunque gli stesse vicino. Il carisma fu la sua arma più potente. Un carisma che conquistò un intero popolo. Un uomo che riuscì a far sposare ai tedeschi le più stravaganti idee sulla razza ariana e sull’emigrazione di massa degli ebrei, un capriccio tutto personale, fatto diventare l’ideale storico di un popolo. Hitler fu un fiume in piena, un vulcano in esplosione. Tutt’oggi, quei filmati originali tenuti nascosti per decenni, trasmessi da History Channel, in cui Hitler si rivolge al suo popolo nella cornice di stupefacenti parate naziste che fanno respirare un’aria cosmica, infondono nello spettatore contemporaneo l’entusiasmo carismatico di quell’uomo.
E’ quella forza di volontà, quella tenacia, quella stessa energia che coglie di sorpresa i colleghi militari di Giulio Cesare e di Napoleone, i loro soldati, i loro superiori e i popoli che essi conquistano. Riuscì ad entusiasmare gli italiani più Napoleone che i governanti degli ultimi due secoli. Perché un uomo conquista le masse non per la sua brutalità ma per il suo carisma, fatto di qualità persuasorie eccellenti, sprigiona una forza, una carica e un ottimismo straordinario, anche nelle peggiori situazioni. Di questo talento egli ne è consapevole e ne fa uno strumento per la conquista del potere.
E’ il talento di Berlusconi, un uomo già stimato dal popolo per le sue doti imprenditoriali che non trova difficoltà a far mantenere quest’ idea positiva di sé non appena decide di “scendere in campo” politico. Una battaglia lampo che coglie di sorpresa e sbaraglia i suoi avversari, politici di professione convinti di navigare nelle favorevoli acque liberate dalla “grande balena bianca”. Una campagna elettorale, quella del Berlusconi del ‘94, che al grido del più semplice e scontato “forza Italia!”, crea dal nulla il polo politico dominante. Non è Berlusconi insieme ad altri, ma è Berlusconi che trascina tutti gli altri e che gradualmente emerge sui leader dei partiti alleati, non con un colpo di mano, ma con la forza e il carisma positivo di un uomo che trova in sé tutte le risorse necessarie per raggiungere i propri obbiettivi. E’ il Berlusconi che è consapevole di ciò e, nella campagna elettorale del 2006, invita ad un confronto-scontro in tv il suo avversario perché sa che non ha le stesse doti, e il cui avversario, provvido, accetta solo con delle regole molto rigide. E’ un Berlusconi che va controllato, perché se lasciato libero può essere un fiume in piena che, nonostante una fastidiosa lombo-sciatalgia, scarica tutta la sua energia al meeting degli industriali italiani, essendo in grado di gestire e sostenere lo scontro tutto da solo contro un organizzazione sindacale consolidata, sprigionando ottimismo e positività tra la platea.
Io, uomo nato e vissuto in una società democratica, un’epoca per me d’oro, credo che l’era dei condottieri e dei dittatori non sia conclusa. Credo che prima o poi, un uomo di “quel talento storico” si farà strada facendo brillare la sua luce sopra ogni altro più piccolo faro.

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