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L’otto marzo una data per non dimenticare

08/03/2007

L’otto marzo una data per non dimenticareLa condizione sociale della donna ha subito notevoli variazioni attraverso i secoli, in dipendenza dell'evoluzione politica e giuridica dei popoli e di vari fattori geografici e storici. Si può dire in generale che, quasi sempre ed in ogni paese, la donna ha avuto un trattamento meno favorevole di quello dell'uomo. Tuttavia, dalle antiche civiltà primitive ad oggi la donna ha subito una notevole evoluzione, sia nel campo sociale e nell'espressione della propria personalità, sia in quello giuridico e politico.
Questa evoluzione è dipesa da tanti fattori determinanti, ma più di tutti dalle lotte femminili che dal secolo XVIII ad oggi si sono susseguite. Analizzando la storia del femminismo molte grandi donne hanno lasciato la loro impronta, anche sacrificando la propria vita, è il caso di citare la francese Olympe De Gouges che presentò una “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadinanza”, ispirata alla proclamazione, avvenuta nel corso della rivoluzione francese, dei diritti dell’uomo e del cittadino. Con questa dichiarazione Olympe de Gouges voleva rivendicare l’estensione alle donne dei diritti dell’uomo. La sua richiesta fu però respinta da Robespierre e Olympe fu ghigliottinata, ma nonostante la tragica fine, il suo scritto è importante perché segna l’inizio del femminismo. Altri grandi lotte sono state condotte dal movimento delle suffraggette, per poi arrivare alle lotte condotte oggi dai vari movimenti globali come “la marcia delle donne nel mondo”, che con il loro operato hanno coinvolto tutti le donne del mondo in una lotta globale per difendere i propri diritti e la propria uguaglianza.
Le donne si stanno con gli anni conquistando il giusto ruolo nella società, hanno messo in discussione la famiglia patriarcale e il ruolo dell'uomo nella sua funzione di ''marito/padrepadrone'', non volendo più accettare alcuna forma di violenza esercitata su di loro fuori o dentro la famiglia. Nonostante le varie lotte e le varie leggi i vari summit internazionali il bilancio è deludente: solo qualche timido passo è stato fatto, mentre persistono profonde le disuguaglianze di genere e, cosa grave, dati allarmanti emergono dalle ultime statistiche della violenza sulle donne nel mondo.
La violenza alle donne, in qualunque forma si presenti, ma in particolare quando si tratta di violenza intrafamiliare, è uno dei fenomeni sociali più nascosti, è considerato come punta dell'iceberg dell'esercizio di potere e controllo dell'uomo sulla donna e si mostra in diverse forme come violenza fisica, psicologica e sessuale, fuori e dentro la famiglia. In Italia dagli ultimi dati statistici oltre 2 milioni di donne italiane sono perseguitate dagli ex partner. Lo rileva un'indagine dell'Istat sulla violenza alle donne commissionata dal ministero dei Diritti e delle Pari opportunità. Il 18,8% delle 2.077.000 donne perseguitate (tecnicamente si chiama «stalking»), sono spaventate dal partner al momento della separazione o dopo la separazione. Tra le donne che hanno subito lo stalking, il 68,5% dei partner ha cercato insistentemente di parlare con la donna contro la sua volontà, il 61,8% ha chiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla, il 57% l'ha aspettata fuori casa, a scuola o al lavoro, il 55,4% le ha inviato messaggi, telefonate, email, lettere o regali indesiderati, il 40,8% l'ha seguita o spiata Nel 2006 sono state 74 mila le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito uno stupro o un tentato stupro, di cui il 69,7% da partner o ex partner. Circa 1 milione di donne italiane ha subito nel corso della sua vita uno stupro o un tentato stupro. In totale oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della vita e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non è stata denunciata
Da diverse ricerche emerge che in tutti paesi del mondo esiste la violenza alle donne esercitata soprattutto nell'ambito domestico, tra cui il maltrattamento, lo stupro nel matrimonio, l'omicidio di donne e il femminicidio che fino poco tempo fa era considerato in molti paesi un reato di gravità minore, come delitto d'onore.
Le donne sono esposte nei luoghi pubblici e sul posto di lavoro a molestie sessuali e a ricatti sessuali, in molti paesi le ragazze giovani sono vittime di matrimoni coatti e vengono indotte alla prostituzione coatta e al traffico sessuale. In alcuni paesi, come in India e in Cina esiste il fenomeno dell'aborto selettivo e le donne vengono indotte a partorire solo figli maschi, perché più riconosciuti e accettati socialmente. In molti paesi africani esiste tutt'ora il fenomeno delle mutilazioni sessuali. I bambini, gli adolescenti, ma in primo luogo le bambine e ragazze adolescenti sono esposte all'incesto e alle molestie sessuali.
Un altro gravissimo problema nel campo femminile tuttora aperto col mondo è “la condizione della donna Islamica”. Queste sono donne costrette a vivere in una condizione d’inferiorità e di “schiavitù”, la cui posizione, assunta nel corso dei secoli all’interno della società, non è facile da definire. La situazione più tragica e più conosciuta è senza dubbio quella delle donne afgane, che dopo l’avvento dei talebani, hanno dovuto rinunciare alla loro libertà. La situazione delle donne in Afghanistan rappresenta, probabilmente, l'abuso contro i diritti delle donne più severo ed estremo al mondo.
Tali donne sono state totalmente private del diritto all'istruzione (tutte le scuole femminili sono state, infatti, chiuse), del diritto al lavoro, del diritto di spostarsi se non accompagnate da un parente di sesso maschile (mahram), del diritto alla salute (nessuna donna può essere visitata da un medico di sesso maschile), del diritto di ricorrere alla legge (una donna può fare ricorso ad un tribunale solo tramite un membro scelto della sua famiglia, inoltre, la sua testimonianza vale la metà di quella di un uomo) e persino del diritto a divertirsi (non si può cantare, ad esempio, perché la voce di una donna può ''provocare''un uomo).. Le donne ''non in regola'' sono state torturate, picchiate, stuprate e giustiziate pubblicamente.
In molte comunità rurali, donne e ragazze sono ancora valutate merce di scambio nel contesto delle risoluzioni per controversie tra le comunità o in questioni criminali come omicidi e rapimenti. Tutto questo con il sostegno attivo o la complicità passiva di agenti statali, gruppi armati, famiglie e comunità. Il sistema di giustizia penale è incapace di affrontare i problemi di violenza contro le donne e troppo carente per garantire una concreta protezione del loro diritto alla vita ed alla sicurezza fisica.
Già negli anni settanta le donne hanno creato i primi Centri Antiviolenza e le Case delle donne per ospitare donne che hanno subito violenza e che potevano trovare ospitalità nelle case rifugio gestite dalle associazioni di donne. L’Onu e OIL e le varie organizzazioni regionali hanno adottato molte convenzioni programmi e osservatori campagne di sensibilizzazione, molte conferenze sono state fatte contro la violenza della donna nel mondo sia dalle organizzazioni internazionali, sia dai vari movimenti globali, anche ultimamente nella nostra nazione abbiamo tra gli altri strumenti normativi e cautelativi anche una bella campagna di sensibilizzazione e pubblicitaria che incita le donne che subiscono violenza a far sentire la loro voce a denunciare la violenza tramite un numero telefonico istituito dallo stato Ma i dati pervenute dalle ultime statistiche ci mostrano come ancora questi strumenti non sono sufficienti a sradicare tutto un insieme di fattori che portano la donna sempre al centro d’ingiustizie e maltrattamenti. Forse ci vorrebbe una vera e propria educazione dei popoli e magari nelle scuole dovrebbero insegnare sin dai primi anni ,che diritti umani delle donne e delle bambine sono una parte inalienabile, integrante e indivisibile dei diritti umani universali. La piena ed eguale partecipazione delle donne alla vita politica, civile, economica, sociale e culturale a livello nazionale, regionale ed internazionale, e lo sradicamento d’ogni forma di discriminazione sessuale, dovrebbero rappresentare gli scopi a cui tutte le società mirano.
Navigando su internet e seguendo i media ci si rende conto che le donne non sono sole hanno, a differenza di tanti anni fa, tanti strumenti a cui attingere per essere aiutate e per denunciare la propria violenza. Non si trasformi pertanto l’otto marzo in una stupida festa consumistica, dove le donne si riuniscono nei vari luoghi di divertimento come a dimostrare che l’emancipazione femminile e solo mettere la minigonna e magari trascorrere una serata a guardare un uomo che fa lo spogliarello.
Si ravveda quindi nell’otto marzo, pubblicizzata anche ”dalla casa internazionale delle donne “, come la giornata contro la violenza a danno delle donne che, da come si è potuto costatare dai dati statistici, tale violenza è “pane quotidiano”. Si ricordi questa festa per non dimenticare questa amara realtà, e non dimenticare il concetto d’uguaglianza ben espresso dal movimento globale “ della marcia mondiale delle donne nel mondo” ossia: “ Un uguaglianza realizzata con l'eliminazione di tutte le forme di distinzione, dell'esclusione e della violenza contro le donne. Che Nessuna religione, tradizione, o abitudine giustificherà la distinzione, l'esclusione o la violenza”

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