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Per un Partito Socialista d’Azione. Nel lungo termine siamo tutti morti

31/10/2007

Per un Partito Socialista d’Azione. Nel lungo termine siamo tutti mortiRitengo – da sessantottino che scelse la Riforma e non la rivoluzione fin dal maggio napoletano del ‘ 69 e si iscrisse al PSI per uscirne,delusissimo,nel 1983 all’ avvento del craxismo – che sia una buona iniziativa far “ rinascere” un Partito Socialista in Italia che avrebbe,come nessun altro,Grandi Padri Nobili, nel filone liberalsocialista dei Fratelli Rosselli, di Guido Calogero, di Norberto Bobbio, di Riccardo Lombardi, di Francesco De Martino, di Ugo La Malfa che testimoniarono non solo con le idee ma con i comportamenti di vita ugualmente importanti come le prime le loro convinzioni in una “ Terza Via” tra il comunismo ed il liberismo e meglio ancora tra un centro cattolico-clericale ed una estrema sinistra comunista legata comunque a Mosca.
Non mi entusiasma un ''Partito Democratico'' che nasce senza militanti attraverso un plebiscito al quale si poteva partecipare con un euro ed il cui leader eletto non viene immediatamente investito a Capo del Governo come è avvenuto in Gran Bretagna con Blair e Brown. Siamo famosi per aver avuto ''il matrimonio all’ italiana'' o ''il divorzio all'italiana'' ora siamo famosi per ''il bipolarismo all' italiana''. Laici o meglio post comunisti come possono convivere con i postdemocristiani? Avremo un Partito Democratico che lancerà buoni programmi ed un Governo che non può o non vuole attuarli ? Così avviciniamo i cittadini di nuovo alla passione politica o piuttosto facciamo crescere l’ anti-politica ?
La nuova costituente socialista - che ha annunciato un congresso per gennaio – dovrebbe prima di tutto scegliere un nome nuovo ma coerente e coraggioso: propongo “ Partito Socialista d’ Azione”.Un partito cioè legato al Partito Socialista Europeo ed all’ Internazionale Socialista che vuole riproporre l’ attualità del pensiero degli azionisti come Piero Calamandrei che in solitudine propose nella Commissione dei 75 una Repubblica presidenziale per l’ Italia e nello stesso tempo fare sintesi di tutto il dibattito ideologico che si sviluppò nel PSI dal 1956, dopo i fatti di Ungheria al 1978 con la presentazione del “ Progetto ‘ 80” di Giorgio Ruffolo. Dopo se è meglio stendere un velo di pietà è altrettanto importante riflettere sul “ delirio del potere” che colpisce gli uomini in un dato tempo ed oltre le ideologie .
In Italia si dovrebbe rivalutare il pensiero e l’ azione del generale de Gaulle – sul cui ruolo di ''costituzionalista'' mi appresto a pubblicare un volume – che furono non solo avversati ma dileggiati soprattutto da sinistra e ricordo gli sferzanti giudici di Pietro Nenni. Una Repubblica presidenziale sul modello costituzionale della V Repubblica Francese con un’ unica Camera chiamata ''Assemblea Nazionale'' e quindi con l’abolizione del Senato, cosa che voleva fare de Gaulle anche se tortuosamente perdendo il suo ultimo Referendum del 1969; un decentramento amministrativo semplificato ed efficiente imperniato sulla Regione e sul Comune e cioè su due anzicchè tre ''enti territoriali'' con l’ abolizione della Provincia e delle Comunità Montane o Isolane, quest’ ultime mai applicate e proposte dal sen. Salvatore Lauro ; una legge elettorale con il sistema proporzionale alla tedesca con la soglia di sbarramento al 5%, una burocrazia efficiente che realizzi il disegno riformatore di Franco Bassanini che è stato applicato soprattutto nel Mezzogiorno con lo sciagurato sistema delle ''consulenze'' soltanto nelle ombre e non nelle luci cioè la ''valutazione dei risultati di gestione''; il ritorno alla politica di “ Programmazione Economica e di Pianificazione Territoriale” liberata però dai” sogni” dei piani perfetti e quindi non attuabili l’ unica cioè capace di dare un’ anima al neoliberismo imperante; per il Mezzogiorno, altro che ''politiche di coesione'' come la nuova semantica europea chiama gli aiuti finanziari al Sud, bisogna avere il coraggio e la forza di chiedere ed ottenere una Legge Speciale per il Mezzogiorno e cioè – detto papale, papale – una nuova ''Cassa per il Mezzogiorno'' però seria ed efficiente. Queste potrebbero essere le idee-forti dei liberalsocialisti sulle quali creare una barca politica capace di affrontare i marosi di una politica italiana confusionaria dove nasce un Partito Democratico senza alcun richiamo alla speranza di un “ socialismo dal volto umano” e con una Casa delle Libertà che va da Berlusconi ad Alessandra Mussolini passando per Fini e Casini per non parlare di una ''Cosa Rossa'', ancora più confusionaria, che va dai ''rifondatori comunisti'', agli ''ambientalisti'' di maniera, sempre disponibili a dire ''no'' a tutto, passando per i reduci post-comunisti.
Sul piano locale dell’ isola d’ Ischia oggi si potrebbe riprendere esattamente dove abbiamo lasciato: il processo di intercomunalità con la semplificazione amministrativa ed un sol Comune in luogo di sei;
un piano regolatore generale che non sia un “ piano di fabbricazione” o meglio ancora di “ divieto assoluto” ma sia capace di coniugare sviluppo e tutela ambientale tanto più necessario perché abbiamo il dovere di difendere uno sviluppo turistico,in pericolo, che dà lavoro a circa 10 mila lavoratori e che deve costituire una speranza concreta per centinaia di giovani diplomati e laureati oggi parcheggiati presso le famiglie. CINQUANTA ANNI dopo la proposta di Piano Regolatore Generale comprensoriale dell’ isola d’ Ischia commissionato dall’ EVI all’ arch. Corrado Bequinot stiamo ancora discutendo sulle “ regole edilizie”. Tutto questo non come “ propaganda” ma come programma da realizzare in cinque anni.
“ il lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti” diceva il più grande economista del XX secolo, John Maynard Keynes (1883-1946).
Utopia? È già una Strada di fronte ai vicoli ciechi.

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