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L’ Opinione

18/12/2007

L’ OpinioneSistema elettorale tedesco, unica via d’uscita - l’esperienza francese: l’importanza del "Referendum deliberativo" del Presidente della Repubblica - Per una vera Seconda Repubblica in Italia – La proposta del socialista Valdo Spini per il semipresidenzialismo alla francese.

Su "Il Mattino" del 24 ottobre Vincenzo Lippolis con un editoriale su "Sistema tedesco, la via di uscita" ha sostenuto la necessità di introdurre in Italia il sistema elettorale proporzionale alla tedesca con lo sbarramento del 5%. Condivido l’ opinione espressa dall’ Autore anche sui guasti dell'attuale legge elettorale (definita una "porcata" dallo stesso principale autore, l’on. Calderoli della Lega Nord) che "obbliga ad innaturali alleanze elettorali "così come condivido la considerazione che "l’attuale sistema nega i presupposti stessi del governo parlamentare".
Aggiungo che non è corretto parlare – come si sta facendo da almeno 13 anni – di "Seconda Repubblica" in Italia mutando dai cugini francesi la numerazione delle "Repubbliche" con riferimento alle rispettive Leggi Fondamentali. In Italia non è stata ancora cambiata la nostra Carta sul modello parlamentare. Non sono cambiati i poteri del Presidente della Repubblica né quelli del Presidente del Consiglio e soprattutto non è stato modificato il bicameralismo perfetto. Abbiamo quindi ancora una "Prima Repubblica" che si vuole cambiare – evidentemente – a colpi di nuove ed assurde leggi elettorali che portano nomi mostruosi come "Mattarellum" o "Porcellum".
Per oltre 40 anni abbiamo praticato un corretto parlamentarismo ed una corretta applicazione della Carta Costituzionale: si formava un Governo che doveva avere la fiducia dei due rami del Parlamento. L’ incarico di formare il Governo veniva dato dal Capo dello Stato ad una "Personalità in grado di ottenere la fiducia dalle Camere". Le maggioranze potevano cambiare e si andava al voto soltanto se il Governo non poteva ottenere la fiducia da parte delle Camere. Questo parlamentarismo ha portato ad una eccessiva instabilità politica ma non è stata l’ instabilità a provocare la crisi del parlamentarismo italiano ma lo scandalo di tangentopoli dei primi anni ‘ 90 che ha causato anche la distruzione dei grandi partiti storici di governo come la DC ed il PSI.
Nel 1958 il parlamentarismo francese della "Quarta Repubblica" che in 12 anni si era caratterizzato per aver espresso 17 presidenti del Consiglio e 24 Ministeri crollò a causa della guerra d’ Algeria tanto che il Presidente della Repubblica Coty dovette rivolgersi “ al più illustre dei francesi”, il generale de Gaulle, per evitare un colpo di Stato e salvare la Repubblica.
De Gaulle, Presidente del Consiglio , fece elaborare una nuova Carta da una commissione di esperti di cui un ruolo fondamentale fu svolto dal Ministro della Giustizia, Michael Debrè, che prevedeva forti poteri per il Presidente della Repubblica fra cui quello di indire referendum – previsto dall’ art.11 - per far approvare le leggi direttamente dal popolo senza passare per il Parlamento. La particolarità del “ Referendum deliberativo” previsto dalla Carta della V Repubblica rispetto al "Referendum abrogativo" previsto dall’art.75 della Carta della "Prima Repubblica" italiana viene ingiustamente trascurata nel dibattito nostrano sulle possibili riforme costituzionali. La Carta della V Repubblica – che delinea come è noto – un modello “ semipresidenziale" non fu mai votata dal Parlamento ma fu approvata direttamente dal popolo con un Referendum il 28 settembre 1958.
L’ esperienza francese può essere utile per una seria riforma costituzionale in Italia e per avviare una “ Seconda Repubblica” che non si può costruire soltanto con una nuova legge elettorale che sarebbe la terza in poco più di 10 anni. Poiché non abbiamo una personalità come de Gaulle non vedo praticabile un semi-presidenzialismo, anche se lo ritengo migliore del parlamentarismo, e noto che il dibattito sulla riforme costituzionali si arena nella palude in cui è caduto il sistema dei partiti in Italia. Questo Parlamento – nonostante gli appelli di autorevoli costituzionalisti come Giovanni Sartori, Angelo Panebianco ed Andrea Manzella - si è rivelato incapace di una seria riforma costituzionale sul funzionamento degli organi dello Stato e si può ritenere la riforma del titolo V una frana perché non preceduta da un disegno complessivo.
Non abbiamo quindi – nel tempo breve memori dell’ insegnamento di Lord Keynes che sosteneva che “ il lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti” - alternative ad una serio ritorno al parlamentarismo con una seria legge elettorale che potrebbe essere la proporzionale alla tedesca con lo sbarramento del 5% tenendo conto dei rapporti di forza nell’ attuale composizione del Parlamento con due forti raggruppamenti – il neo nato Partito Democratico ed il nascente Partito del Popolo delle Libertà.
Tuttavia l’ on. Vando Spini del "piccolo" raggruppamento della Costituente socialista ha fatto osservare "che la modalità scelta per la discussione delle riforme, al Senato quella elettorale e alla Camera quella istituzionale, sta di fatto escludendo dalla discussione il sistema francese (semi-presidenzialismo e maggioritario a doppio turno) che necessita un approccio integrato tra i due aspetti". Spini ha anche ricordato "di avere presentato alla Camera due proposte di legge, la n. 153 del 28 aprile 2006 costituzionale e la n. 704 del 16 maggio 2006 elettorale ordinaria proprio per proporre un sistema, come quello francese, che consente stabilità, perfino quando si afferma una coabitazione, nonché trasparenza delle scelte democratiche degli elettori senza bisogno di premi di maggioranza". Spini sottolinea ancora che "la sua proposta di legge costituzionale non è tra quelle all'attenzione della Camera, mentre il Senato si accinge a discutere di quella elettorale senza tenere conto anche di questa proposta".
Se è vero che il parlamentarismo italiano ha prodotto fino al 1992 una eccessiva instabilità si deve anche aggiungere che per circa 50 anni in Italia siamo andati avanti con due pregiudiziali politiche: una di destra con l’ esclusione del MSI da quello che veniva chiamato l’ “ arco costituzionale” e l’ altra di sinistra con l’ esclusione del PCI da qualsiasi alleanza politica organica con la DC. Queste due pregiudiziali non esistono più ed addirittura – prodigio della Storia – i due partiti che sono stati antagonisti per 40 anni si sono fusi in sol partito che ha scelto o sceglierà per la propria denominazione semplicemente l’ aggettivo "democratico".
Un sistema elettorale proporzionale potrebbe anche far rinascere seriamente i piccoli partiti che con la "Prima Repubblica a sistema proporzionale" proprio perché non di massa e quindi che puntavano ad essere "raggruppamenti di opinioni" piuttosto che rappresentanti di vasti ceti sociali e di vasti interessi svolsero un ruolo di grande valenza. Cito ad esempio il ruolo estremamente importante svolto nella “ Prima Repubblica con sistema proporzionale” dal piccolo Partito Repubblicano di Ugo La Malfa, che non arrivava al 3-4%, al quale si deve la liberalizzazione dei cambi, l’ avvio della Programmazione Economica, la proposta di abolizione della Provincia con l’ istituzione della Regione. Cito ancora il PSI di Francesco De Martino, di Riccardo Lombardi, di Antonio Giolitti, che arrivava al 10-12%, che esprimeva da un lato le esigenze della classe operaia e dall’ altro una modernizzazione dello Stato e dell’ economia con la sola politica di centro-sinistra che merita di essere definita tale negli anni ‘ 60.
Insomma un "parlamentarismo corretto" potrebbe permettere ai partiti – nuovi, vecchi o modernizzati - di misurarsi sui programmi e di realizzare coalizioni più omogenee di quelle che abbiamo attualmente sia di centro-destra che di centro-sinistra ponendo fino a questo strano "bipolarismo all’ italiana" che ci fa essere famosi in Europa come un tempo lo eravamo per il nostro "matrimonio all’ italiana" o "divorzio all’ italiana" migliorando sensibilmente l’ efficienza sia dello Stato sia della Democrazia. In ogni caso credo che la maggioranza parlamentare che approverà una riforma istituzionale con una riforma elettorale dovrà dedicare attenzione alla modifica dell’ art.75 della nostra Carta che prevede il "referendum abrogativo", ormai strumento inefficace di democrazia diretta, sostituendolo con il “ referendum deliberativo” come nel semipresidenzialismo alla francese conferendo questo potere al Presidente del Consiglio dei Ministri avendo fatto la scelta del parlamentarismo.
In un parlamentarismo efficiente, come quello tedesco con una "sfiducia costruttiva" al Governo da parte di una sola Camera, potrebbero dare un contributo validissimo proprio i piccoli partiti mentre i grandi partiti nascenti o nascituri dovranno misurarsi con i tempi brevi della politica e con la concretezza e la serietà dell’ azione di Governo tenendo conto che in Italia se siamo un Paese dalla “ doppia sovranità” poiché abbiamo la Città del Vaticano con tutto quanto rappresenta dall’ altro abbiamo come altri 26 Paesi europei una “ sovranità limitata” da quella che Delors chiamava "la revolution tranquille" cioè l’ Unione Europea che in questo momento di confusione politica ed istituzionale rappresenta per l’ Italia un’ ancora di salvezza.

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