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APPROFONDIMENTI

P.A., come costruire il cambiamento?

24/04/2009

P.A., come costruire il cambiamento?6 aprile 2009 - Un terremoto scuote l’Abruzzo. La notizia fa il giro del mondo in poche ore. Più di 290 i morti, una casa su tre inagibile, migliaia le persone che hanno abbandonato le loro abitazioni sono i dati diffusi dalla stampa. Tempestiva la solidarietà alle popolazioni colpite. Anche da parte del “popolo di internet”: social network invasi da messaggi di aiuto e richieste di soccorsi; i portali dei principali quotidiani, continuamente aggiornati, hanno dato voce ai protagonisti, trasportando il privato nel pubblico. Tutto questo mi ha fatto riflettere sul ruolo dei comunicatori istituzionali. Dov’erano? Com’erano organizzati? Oltre alla televisione, come hanno fatto le istituzioni a informare i cittadini? Come hanno comunicato?
Usando internet come principale mezzo per reperire informazioni ho focalizzato la mia attenzione sul fenomeno dei blogger e del passaparola virtuale, seguendo in parallelo altri mass-media come la televisione ma mi sono resa conto che, come illustrato nella tesi “Cittadini e amministrazioni comunali: comunicazione istituzionale a doppio flusso”, ancora una volta i cittadini si sono fidati maggiormente del passaparola rispetto alle informazioni pubblicate siti delle città colpite o delle istituzioni.
Nella tesi citata, discussa nel 2006, si focalizza il ruolo che dovrebbe avere un’istituzione nella comunicazione ufficiale di informazioni ai cittadini: è necessaria una comunicazione a “doppio flusso”, che cerchi di rendere i cittadini parte attiva. Dall’esperienza descritta, svoltasi nell’Agenzia Comunicazione del Comune di Bergamo, risulta chiaro che sarebbe necessario uno sforzo maggiore da parte delle istituzioni per raggiungere anche quei cittadini che non recuperano attivamente le informazioni utili alla partecipazione alla vita della propria comunità.
Di fronte a quello che è successo in Abruzzo, e che succede tutti i giorni nel nostro paese e di fronte all’analisi della tesi citata, oggi sarebbe ancora più necessario rivedere l’impianto comunicativo delle istituzioni. Per essere preparati nelle situazioni di emergenza bisognerebbe avere livelli di comunicazione ottimale nei periodi di normale amministrazione. Bisognerebbe sostenere studi di marketing, incrementare la professionalità del personale; prepararsi al cambiamento della società. Situazione che pare essere ben lontana dalla realizzazione. Il proliferare in modo poco controllato di facoltà di scienze della comunicazione ha portato troppi studenti ad usare questa facoltà come “parcheggio” e gli adulti professionisti che disincentivano gli studenti ad impegnarsi a fondo in quello che fanno non sono certo buone basi su cui costruire un cambiamento.

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