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APPROFONDIMENTI

La crisi finanziaria nelle banche italiane

11/07/2011

La crisi finanziaria nelle banche italiane

Nell'autunno del 2008 il mondo è entrato in una fase di profonda recessione a causa di una crisi che, dopo aver sconvolto il sistema finanziario internazionale, si è poi rapidamente trasmessa all’economia reale, con gravi ripercussioni anche nel mondo del lavoro.

La crisi finanziaria iniziò nell’estate del 2007 nel mercato dei mutui subprime, una piccola parte del mercato immobiliare statunitense che eroga mutui a coloro che non hanno un sufficiente merito di credito per poter accedere ai finanziamenti bancari. Il processo di cartolarizzazione, ovvero la cessione dei crediti ad una società veicolo attraverso cui la banca riduce e diversifica il rischio, aveva reso possibile che le banche finanziassero individui con limitate disponibilità finanziarie, assenza di credit history o cattivi precedenti.

Lo scoppio della bolla immobiliare fece entrare in crisi il mercato dei mutui subprime e si estese rapidamente ad altri prodotti finanziari e numerosi segmenti del sistema finanziario: inevitabilmente la fase di turbolenze si era trasmessa dagli Stati Uniti all’Europa, dove numerosi intermediari detenevano in portafoglio titoli relativi al mercato subprime.
La crisi finanziaria sfociò in breve tempo in una crisi economica attraverso i suoi effetti sulla ricchezza e sulla fiducia delle famiglie che provocarono un forte crollo del consumo.
Con la recessione anche i sistemi bancari che avevano finora retto meglio di altri alla crisi poiché meno esposti ai prodotti della finanza strutturata, come quello italiano, dovettero fronteggiare il rischio di una flessione della redditività e del grado di patrimonializzazione.

La crisi finanziaria internazionale ha colpito le banche italiane in misura minore rispetto alle banche di tutto il mondo, ciò è dipeso da un sistema bancario solido, forte del risparmio delle famiglie e sottoposto a rigorosi controlli da parte della Banca d’Italia.
Non ci sono stati casi di fallimenti o salvataggi da parte dello Stato di banche nazionali, tuttavia gli effetti della crisi si sono comunque fatti sentire anche sui gruppi bancari italiani comportando una diminuzione degli utili, del ROE e un aumento delle sofferenze bancarie.

La crisi internazionale ha spinto i leaders del G20 a riformare la regolamentazione finanziaria internazionale, al fine di ridurre la probabilità che possano ripetersi crisi drammatiche come quella appena passata ed evitare che i loro effetti si ripercuotano con tale intensità sulle imprese e sulle famiglie.
È così stato approvato il 12 settembre 2010 l’Accordo di Basilea 3 che prevede regole più stringenti sul capitale al fine di garantire una maggiore stabilità dei bilanci bancari.

I gruppi italiani mostrano nel complesso livelli medi di patrimonializzazione che, sebbene in aumento, sono meno elevati nel confronto internazionale, anche in conseguenza dei significativi aiuti pubblici ricevuti da molte banche di altri paesi. Tuttavia, il basso grado di leva finanziaria e la prevalenza di un modello di business tradizionale, rendono l’allineamento ai nuovi requisiti meno oneroso che per altri sistemi bancari.


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