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APPROFONDIMENTI

La crisi dell'individuo alla base della crisi dei valori

11/03/2005

La crisi dell'individuo alla base della crisi dei valoriE’ vero che oggi stiamo vivendo in un’epoca senza valori?
Siamo continuamente scossi da notizie tragiche, suicidi, omicidi, genitori che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori, stragi più o meno annunciate e attribuite a momenti di follia o ad un termine ormai inflazionato come la depressione. Spesso si sente dire che tutto questo dipende dalla mancanza di quei valori che dovrebbero guidarci e darci la giusta dimensione delle cose.
Ma se così fosse, come si può spiegare questa crisi di valori? E’ difficile definire un’epoca, soprattutto se è quella in cui stiamo vivendo. E’ difficile sostenere che sia priva di valori. Spesso si tende a dare risposte sbrigative e forse troppo semplicistiche del tipo “i soldi sono l’unico valore dei nostri giorni”. Poi leggiamo sui quotidiani le interviste ai nostri ragazzi e scopriamo che in cima alle loro priorità ci sono la famiglia e gli amici, gli affetti insomma non la carriera, non il successo, non il denaro. Ma è sugli stessi giornali che leggiamo di ragazzini che uccidono genitori, fratelli, amici, per i motivi più futili.
La poca libertà, uno sberleffo subito, un ostacolo che si frappone tra un ragazzo e il desiderio del momento diventano sufficienti a cancellare un’altra vita. Magari proprio la vita di qualcuno che fino a poco prima era un punto di riferimento.
Leggiamo i sondaggi che ci dicono come molti genitori siano preoccupati dell’avvenire dei loro figli, delle prospettive che la società potrà offrire loro, ma allo stesso tempo sentiamo parlare di quegli stessi genitori che abusano dei figli, che stravolgono le loro vite, che non hanno tempo per fermarsi e chiedere loro “cosa pensi?”, o forse lo fanno, ma senza essere veramente interessati alla risposta che ricevono. Si ha l’impressione che quello che sfugge al nostro controllo e alla nostra comprensione crei un senso di disagio tale da diventare, in certi casi, insopportabile.
Ma perché si arriva a temere così tanto quello che non si riesce a capire e a spiegare?
E’ possibile che un problema, un’incomprensione, possano diventare un motivo sufficiente per cancellare la vita di una persona che ci è vicina? A dettare questi gesti estremi troviamo spesso un’incapacità di chi li compie ad affermare la propria individualità, il problema irrisolto della costituzione di un suo sé distinto da quello di chi lo circonda. Ognuno di noi, nel corso della sua vita, deve compiere un percorso che lo porta ad affrancarsi da una situazione di dipendenza, sia fisica che mentale, nei confronti di altri individui che sino a quel momento hanno svolto una funzione di punti di riferimento. Figure che risultano essenziali per offrire un modello di comportamento a chi ancora non ha raggiunto una sua maturità psicologica, ma che devono essere superate in un normale percorso di crescita. Questo percorso passa inevitabilmente da periodi di crisi che corrispondono ai momenti più significativi di questa trasformazione, quando nuovi valori, nuove realtà, vengono piano piano a sostituire quelle che fino a quel momento erano state considerate delle certezze indiscutibili. Alle incertezze generate da questo processo di rinnovamento segue, nella maggior parte dei casi, la costituzione di una propria identità autonoma e indipendente che si basa su conoscenze sperimentate e verificate in prima persona e non più solo passivamente accettate. A volte però questo percorso non è così regolare e non arriva a compiersi in modo completo. Succede che, alla crisi dei valori che si condividevano con i propri punti di riferimento, non subentri la costituzione di un sé in grado di sostenersi autonomamente.
Ci si trova quindi ad aver perso le proprie certezze senza averne trovate di nuove, questo crea un forte disorientamento e porta all’impossibilità di percepire e definire con chiarezza le propria individualità.
Non potersi definire equivale a non esistere, la paura di perdere la propria identità spinge a temere e a sfuggire ogni elemento di disturbo che, mettendo in crisi dei valori già di per se stessi incerti, possa acuire il disagio generato dalle proprie incertezze. Ogni evento che mette in dubbio e destabilizza questa precaria percezione di sé, mette in dubbio e destabilizza la stessa esistenza dell’individuo. Eliminare delle figure che escono dagli schemi che abbiamo acquisito, disorientandoci e generando ulteriori tensioni, finisce per diventare l’unica soluzione che sembra permettere all’individuo di non essere annientato.
Quello che più sconcerta è notare come, in quasi tutti i casi, questo travaglio interiore nasca e si sviluppi nel più totale isolamento, senza che chi lo vive riesca a comunicarlo a chi gli sta attorno e senza che chi gli è vicino riesca a leggerne i sintomi finché non diventano tragicamente evidenti. La formazione e l’esistenza stessa del proprio sé vengono a torto vissute come esperienze assolutamente autonome, finalizzate ad imporre la propria personalità, non alla ricerca di un confronto. L’individualità, le proprie esigenze, i propri pensieri, finiscono per prendere il sopravvento su tutto quello che ci circonda. Ciascuno di noi non è più solo una persona, ma è quello che riesce a dimostrare di essere e questo ci carica di una forte responsabilità: rispondere di fronte a tutti delle nostre scelte e dell’indirizzo del nostro pensiero, ma difendere le proprie scelte è un’impresa insostenibile se non si può contare su delle certezze. Si finisce per muoversi su di un terreno molto simile alle sabbie mobili, più si tenta di uscirne più ci si trova intrappolati, senza appigli, in un nulla che non lascia alternative.

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