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Volontà politica e strumenti: l'eterna lotta nell'Unione europea tra finto e vero potere

17/12/2004

Volontà politica e strumenti: l'eterna lotta nell'Unione europea tra finto e vero potereLa batosta politica, largamente preannunciata dai sondaggi, era dietro l'angolo ma nessuno si sarebbe aspettato che l'esito del voto europeo 2004 avrebbe colpito almeno in 4 punti vitali la neonata Europa a 25: 1) la percentuale dei votanti è scesa ben al di sotto del 50%, e soprattutto ha registrato una diminuzione, rispetto alla prima tornata del 1979, di ben 20 punti percentuali e di 5 rispetto alle elezioni del 1999; 2) la bassissima partecipazione dei cittadini nei nuovi membri che, in alcuni casi, ha rasentato l'astensionismo totale con punte superiori all' 80%; 3) una secca sconfitta per i governi in carica (di centrodestra come di centrosinistra) battuti o dalle opposizioni, o da una forte riallocazione dei voti all'interno della maggioranza di governo; 4) la sensibile affermazione di liste che si connotavano non tanto per il loro euroscetticismo quanto per la loro eurofobia. Attenzione: i punti elencati non devono far pensare che gli elettori abbiano bocciato l'Europa come progetto o i Governi come programma politico. La questione è forse più elementare di quello che sembri; i cittadini si sono limitati a sanzionare chi non è stato in grado di fornire le necessarie risposte ai loro bisogni essenziali: sicurezza fisica ed economica. Bisogni essenziali che oggi sono in grave pericolo: le minacce del terrorismo, gli sviluppi del conflitto in Iraq, la disoccupazione, la questione ecologica e lo sviluppo sostenibile, essendo problematiche che valicano i confini con irrisoria facilità, fanno sì che nessun governo nazionale possa fornire risposte convincenti che spingano un elettore ad appoggiarlo. Trasferendo l'analisi in ambito europeo, è evidente che meno un governo nazionale da impulso all'UE e alle sue politiche, meno potere ha per rispondere alle esigenze dei suoi cittadini. E' una sorta di circolo vizioso: meno i governi fanno funzionare l'Europa, più finto potere cercano di trattenere a livello nazionale, meno vero potere hanno per soddisfare le esigenze dei loro elettori e, di conseguenza, vengono bocciati alla prova elettorale (soprattutto se europea dove, com'è noto, un elettore si sente più libero di esprimere il voto).
In sintesi, con il voto del giugno 2004, i cittadini hanno inteso bocciare l'assenza di volontà politica da parte degli Stati membri di dotare l'UE dei necessari strumenti che le permettano di rispondere alle sfide del nostro tempo in maniera protagonista e significativa. In altre parole, occorre che i Governi capiscano che solo progredendo decisamente sulla via dell'unificazione politica potranno essere in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini: in quest'ottica, un eventuale referendum sulla cosiddetta Costituzione europea (che non dà all'Europa quegli strumenti di cui sopra anzi, ne complica l'operato) o la lotta per un posto fisso al Consiglio di Sicurezza dell'Onu per l'Italia piuttosto che la Germania in luogo dell'UE potrebbero costituire dei boomerang politici dagli effetti devastanti che segnerebbero una nuova vittoria del finto potere contro il vero potere. Concludendo con una provocazione ironica, se continuerà ad essere il finto potere ad ispirare l'azione dei Governi europei, a quel punto sarà più sensato sperare di poter esprimere il proprio voto alle elezioni presidenziali USA le cui Amministrazioni, nel bene o nel male, democratiche o repubblicane, trovano sempre la volontà politica, giusta o sbagliata, e gli strumenti, giusti o sbagliati, per rispondere alle sfide che si trovano di fronte.

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