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Gerald Ford, Jimmy Carter e l’importanza dei diritti umani


Quando Nixon presentò le dimissioni nel 1974 travolto dal Watergate gli successe il vicepresidente Gerald Ford. Il suo mandato fu troppo breve ma di lui si ricorda il tentativo di ridurre le tensioni con Cuba con l’apertura di un dialogo segreto con le autorità dell’Avana. Poi continuò a sostenere la dittatura militare in Argentina.
Nel 1977 gli successe Carter, ex governatore della Georgia. Era un uomo di saldi principi e onestà e il suo atteggiamento riprendeva la tradizione di Wilson e Roosvelt .
Il suo cavallo di battaglia fu la difesa dei diritti umani. Assi portanti del nuovo approccio verso l’America Latina dovevano essere l’enfasi sulle questioni morali e l’opposizione ai regimi che violavano i diritti umani. Il ripudio del principio di intervento (come Hoover9 e il rifiuto del corollario Roosevelt sulla Dottrina Monroe furono posti al centro dell’agenda politica col solo limite della minaccia agli interessi vitali della sicurezza statunitense. Criticava la politica dei predecessori verso l’America latina e il terzo mondo considerata troppo ossessionata dal timore del comunismo.
La paura della sovversione sovietica passò in secondo piano rispetto alla tutela del pluralismo ideologico e dei diritti umani.
Carter ridusse gli aiuti militari ad Argentina e Uruguay per la preoccupante situazione dei diritti umani di quei paesi.
Al Cile fu bocciata una richiesta di prestito e furono sospesi i finanziamenti per l’acquisto di armamenti ad Haiti e Nicaragua.
Le giunte militari criticarono l’operato di Washington, in particolare le restrizioni alla vendita di armi considerandolo una nuova forma di interferenza negli affari interni.
Il nuovo approccio, dopo aver condotto alla restituzione del canale di Panama al legittimo governo panamense con il trattato di Torrijos-Carter, trovò ulteriore applicazione nel Nicaragua del dittatore Somoza. Quando nel 1979 il fronte di liberazione sandinista lanciò il suo ultimo attacco contro Somoza gli Usa lo abbandonarono al suo destino e negoziarono la successione con gli esponenti del Fronte. Era la prima volta che gli Usa si schieravano a favore della sinistra ma il sostegno di Carter ai sandinisti era anche un modo per evitare che in Nicaragua si insediasse un governo di ispirazione castrista.
Carter tentò di migliorare le relazioni con Cuba. Riprese le trattative già aperte da Ford e le due parti aprirono a Washington e all’Avana uffici per tutelare i rispettivi interessi. Carter riconobbe sia il governo di castro sia quello comunista del Vietnam.
Però di fronte all’intervento cubano e sovietico in Etiopia all’inizio del 1978 e la partecipazione di migliaia di soldati cubani a fianco alla milizie locali nel conflitto contro i Somali Carter dovette interrompere l apolitica di apertura e le trattative con Cuba.

Tratto da AMERICA LATINA E STATI UNITI di Filippo Amelotti
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