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Pasta fredda, la ricetta della libertà


La liberazione è fredda. Almeno per la pasta. Si da spazio a pasta minore (come le farfalle) si abbandonano i sughi pesanti ed è anche la rivincita delle donne che abbandonano i fornelli. La pasta fredda è figlia della mutazione antropologica, espressione di un benessere e una mobilità sociale che negli anni del miracolo economico inventano nuove consuetudini alimentari. Sorella del buffet e del barbecue, mescolata con pomodori, mozzarelle, rucola, tonno, diventa simbolo di una stuzzicante promiscuità spensierata. 
La pasta fredda è un mangiare democratico ma soprattutto:
Buono – perché stuzzica l’appetito e smorza i bollori coniugando la voglia maschile di pasta con la sensibilità tutta femminile per l’esplorazione gastronomica.
Sano – fatto di crudità, di ingrediente nature.
Giusto – perché le sue combinazioni esorcizzano i diktat della cucina di mammà.
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